Giovedì Santo. L’istituzione del sacerdozio, dell’Eucaristia e la lavanda dei piedi. Per pregare e per riflettere…

Non dobbiamo chiedere preti ai vescovi, ma vocazioni a Dio. E se vogliamo che Dio ci dia nuove vocazioni, dobbiamo vivere come una Chiesa che se li merita. Dobbiamo adempiere, ciascuno di noi, la nostra vocazione”.

Oggi la celebrazione ci fa rivivere l’istituzione dell’Eucaristia. È il dono della presenza reale di Gesù che si prolunga nei secoli, fino alla fine del mondo, per dare forza al popolo di Dio di compiere il cammino della fede. Preghiamo per coloro che non credono più nell’Eucaristia, che non se ne nutrono, che si sono allontanati da Dio.

Ricordiamo anche l’istituzione del sacramento dell’Ordine e preghiamo per tutti i pastori della Chiesa. Preghiamo in modo particolare per i vescovi e sacerdoti perseguitati e carcerati a motivo della predicazione del vangelo e a quelli che sono morti nel martirio in questo ultimo anno.

In questo tempo di crisi, non dobbiamo chiedere preti ai vescovi, ma vocazioni a Dio. E se vogliamo che Dio ci dia nuove vocazioni, dobbiamo vivere come una Chiesa che se li merita. Dobbiamo adempiere, ciascuno di noi, la nostra vocazione.

Pregate sempre per i vostri sacerdoti, perché siano degni ministri della Parola e dei sacramenti e guide appassionate delle comunità loro affidate. Perdonate i loro sbagli, abbiate pazienza con le loro fragilità, abbiate sempre cura di loro ed esigete che essi abbiano cura di voi.

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Terminato il gesto della lavanda dei piedi, Gesù chiede ai suoi discepoli: “Avete capito quello che ho fatto per voi”? Il gesto fu inatteso, troppo “oltre” quello che i discepoli si sarebbero aspettati da Gesù. Nulla li aveva preparati a quello che hanno appena vissuto.

Possiamo farci un’altra domanda, riguardo alle parole di Gesù: “Prendete e mangiatene tutti. Questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi”. Abbiamo capito quello che Gesù ha fatto per noi? Abbiamo capito davvero?

Questa è la notte della carità di Cristo, quella che pone una nuova regola a completamento di tutte le regole. “Vi ho dato l’esempio perché facciate voi come ho fatto io”.

Questa è la notte in cui Cristo entra nella nostra oscurità più profonda e affronta, lui per noi, i nostri demoni interiori per liberarci dal loro morso mortale. Entrando nella nostra oscurità, egli conosce l’abbandono, il tradimento e la solitudine. E la notte in cui Gesù conosce il silenzio del Padre davanti al suo grido di figlio che chiede di essere risparmiato da quest’ora. 

I discepoli non ce la fanno. Tutto questo è più grande di loro. Si addormentano, così che si è addormentata la coscienza del mondo davanti al male che lo avvolge e che minaccia di estinguere il genere umano.

Questa è la notte in cui siamo chiamati a passare dai piedistalli dell’orgoglio e della vanagloria allo sgabello dell’umiltà e del servizio, dalla pretesa di sottomettere gli altri ai propri interessi e al proprio potere a lavare loro i piedi. Questo è il gesto che cammbia il mondo. Questo è il gesto che sarà narrato fino alla fine dei tempi insieme allìistituzione dell’Eucaristia.

Questa è la notte in cui dobbiamo cingere il grembiule del servizio e cambiare rotta per purificare perennemente la Chiesa, guarire l’umanità dai mali che l’affliggono e ricondurre il mondo, attraverso l’amore, a Dio.

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