Una riflessione sulla Domenica delle Palme alla luce dei segni del nostro tempo

Gesù vive gli ultimi giorni della sia vita fra due eventi di carattere estremo: il primo è l’accoglienza, a furor di popolo, in occasione del suo ingresso a Gerusalemme. Il secondo, dopo 5 giorni, è la morte per crocifissione, sempre reclamata a furor di popolo.

È una parabola che mette in evidenza l’assurda propensione dell’essere umano a vivere la vita fra estremi opposti, al punto che colui che oggi è l’amico più intimo, domani è il nemico più mortale, da uccidere e di cui la stessa memoria deve essere dannata.

È così per Gesù. È accolto a Gerusalemme colui che aveva moltiplicato, gratis, il pane per 5000 persone, colui che risuscitava i morti, rimetteva in piedi i paralitici e ridava la vista ai ciechi. In altre parole, è accolto trionfalmente colui che operava miracoli. E il popolo voleva atri miracolo. Solo miracoli.

È condannato alla morte più infame colui rivelò al mondo l’amore del Padre ma chiedeva il pentimento dei peccati, la conversione, la rinuncia a voler impossessarsi di Dio per i propri scopi e vantaggi.  

Dentro questa parabola ci siamo tutti noi. E dobbiamo farci i conti.

Stiamo vivendo una pagina della storia umana col rischio di una nuova guerra mondiale. Siamo nel pieno di una nuova versione della Guerra Fredda che si sta riscaldando sempre di più. È un tempo, questo, più pericoloso del passato perché gli attori sono molteplici, la voracità è più aggressiva e la sperequazione che provoca la disperazione di interi popoli è a livelli mai visti.

Accogliamo Cristo, Principe della Pace, in un momento triste e drammatico per la nostra Europa e per tutto l’Occidente. Un tempo in cui i governi hanno cominciato a proclamare apertamente illegale il diritto di nascere, il diritto dal quale discendono tutti gli altri diritti. Un tempo in cui la vita è divenuta un prodotto, da acquisire su commissione, oppure un prodotto di scarto, di cui disfarsi senza pensarci due volte.

E mentre in Scozia si ritenta con una proposta di legge che minaccia l’incarcerazione per i genitori che si oppongono alla somministrazione dei farmaci bloccanti della pubertà già in età infantile, mentre in Italia, in alcune scuole, si diffondono circolari che vietano il crocifisso e i presepi, che vietano le preghiere cristiane ma stabiliscono che gli insegnanti non mangino in pubblico durante il Ramadan e dispongano di tempi di preghiera per gli appartenenti ad altre fedi, e questo in nome della laicità dello Stato e della cosiddetta “inclusione”, mentre assistiamo all’imposizione di un pensiero unico, di una cultura di morte… selvaggia, irrazionale, disumana e suicida, noi invochiamo il Principe della Pace perché accolga la nostra accorata supplica e ci salvi da questo folle suicidio.

Chiediamo perdono, anche come Chiesa, di un silenzio assordante e disorientato davanti al dovere morale di alzare la voce e difendere la vita, mentre siamo più pronti a difendere i nostri interessi materiali.

Gesù continua a soffrire la sua passione e a offrire la sua vita in sacrificio di espiazione, al Padre di ogni vita, laddove uomini e donne soffrono qualsiasi forma di ingiustizia e oppressione.

Il racconto della passione di Marco ci parla di un misterioso giovane che segue il corteo dell’arresto di Gesù, coperto soltanto da un lenzuolo ma che, colto dalla paura, fugge abbandonando il lenzuolo e rimanendo nudo. Non sapremo mai chi è perché non abbiamo altre fonti che ce ne parlano. Ma forse egli può offrirsi come simbolo della condizione umana del nostro tempo. Siamo noi quella generazione che possiede tutto ma che si è lasciata denudare e spogliare di tutto, di quello che conta davvero. Possiamo presentarci davanti a Dio in questa nostra nudità, nella nudità della nostra condizione di peccatori e invocare, con fiducia, che il Signore ci copra con il manto del suo amore.

Con sentimenti di contrizione, di riflessione e contemplazione avviamoci a celebrare questa Settimana Santa che ci sta davanti, per celebrare domenica prossima la vittoria gloriosa di Cristo sulla morte.

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