Solo l’incontro con il Risorto trasforma cristiani tristi in discepoli. Sulla via di Emmaus

Nelle domeniche di Pasqua fino a Pentecoste, le letture domenicali rappresentano una intensa riflessione sul significato della risurrezione di Gesù e della vita cristiana. Occorre anzitutto prendere coscienza che il più grande tesoro della nostra vita non è materiale; è la vita spirituale. Finché viviamo da cristiani immersi nella mondanità spirituale avranno sempre maggiore importanza le cose che davanti a Dio non contano nulla.

È questo che rende i discepoli di Emmaus incapaci di comprendere. Erano seguaci di Gesù, ma somigliavano a tanti credenti del nostro tempo che credono di credere mentre non credono, perché non hanno visto, e non hanno visto perché non si sono messi in ascolto. Vedono, dunque, Gesù, ma sono ciechi nell’anima. Non lo riconoscono.

Illustrando loro le Scritture, Gesù toccherà i loro cuori aprirà loro gli occhi e l’anima sulle cose che contano agli occhi di Dio. Il punto cruciale è che dovranno ascoltare. E il presupposto dell’ascolto è far religioso silenzio davanti all’altro che parla. Gesù li farà parlare finché ne hanno forza. Li ascolta in tutto, ma dovranno adesso loro mettersi in ascolto. Troppo spesso noi vogliamo essere ascoltati ma non vogliamo ascoltare. Non ci interessa cosa l’altro abbia da dire. I nostri giudizi sono già decisi e non siamo disposti a metterli in discussione. I “sentiti dire” e i lamenti della gente diventano, addirittura, il punto su cui fondiamo le nostre pretese di verità. Ma la domanda resta: in che direzione stiamo guardando?

Gesù, infatti, ha qualcosa da dire di diverso rispetto alle loro, alle nostre convinzioni. Solo l’ascolto profondo li trasformerà, ci trasformerà in discepoli.
Questo racconto straordinario ci pone delle domande cruciali: In base a cosa mi credo Cristiano? Su cosa si fonda veramente la mia fede?
L’incontro con Gesù è un evento spirituale ed è la dimensione spirituale dell’esistenza che dobbiamo dischiudere per incontrare il Risorto nella nostra vita.

Solo allora possiamo dire che la Pasqua è entrata dentro di noi.

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