La fede e il mistero della croce

Mentre i sapienti di ogni epoca chiedono al cristianesimo di dimostrare la sua sapienza, noi continuiamo, e continueremo, a predicare Cristo crocifisso, ieri come oggi, scandalo e stoltezza per i sapienti secondo il mondo ma anche per i credenti in altre fedi. Noi continuiamo a credere che ciò che è ignoranza per i sapienti è potenza di Dio e sapienza di Dio. La nostra sapienza è nascosta nella croce di Gesù Cristo

Riflessione sulle letture della IV Domenica di Quaresima Anno B

Per le letture e la liturgia, vai QUI.

*

Le parole di Gesù, nel vangelo di oggi, sono talmente dense di significato che possiamo ritenerle una pagina che contiene la sintesi della nostra fede.

Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. Possiamo immaginare questa singola affermazione come la sintesi dell’intera storia della salvezza, perché nell’amore che Dio ha avuto per l’umanità vi è Adamo, Abramo, gli ebrei schiavi in Egitto, l’Esodo e Mosè, i profeti, infine il compimento delle profezie in Gesù.

Ma Gesù continua con una dichiarazione che costituisce la sostanza della vita cristiana: “Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.” Ricordiamoci che noi siamo cristiani ma cristiani cattolici. Noi diamo alle parole: “credere” e alle parole “fede” un significato specifico. Esse non si riferiscono al solo fatto di credere che Gesù sia esistito e neanche che sia il Figlio di Dio ma contengono anche il riferimento alla testimonianza di vita e alle opere che scaturiscono dall’aver creduto in Gesù. Chi non crede, ossia chi non ha compiuto le opere della fede, a imitazione di Gesù, perché non ha voluto, è già stato condannato.

È proprio questo ciò che Gesù vuol dire quando afferma: “E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce…” Dobbiamo, quindi, chiederci se non ci siamo noi tra coloro che hanno goduto un istante della bellezza della luce della grazia divina ma poi hanno preferito le tenebre, perché l’impegno che la fede comporta lo sentivamo eccessivo in rapporto alla nostra vita.

Pensiamo a come hanno vissuto la fede i nostri nonni. Non dobbiamo pensare che essi andavano a Messa solo scampare il fuoco dell’inferno. Pensiamo a quanto la loro educazione, spesso minima, abbia saputo conservare e trasmettere quel sacro timor di Dio (che non è sinonimo di paura della punizione divina) che fu alla base di una loro profonda relazione di figliolanza verso Dio.

I nostri antenati ebbero un senso profondo, direi viscerale, del mistero della croce, che la nostra generazione sta smarrendo quasi completamente. Ed è la croce che Gesù ci rivela come il segno che Dio ha scelto perché, da strumento di terrore e massima umiliazione dell’uomo, diventi strumento di umiliazione di chi semina il terrore e di redenzione per coloro che hanno creduto nel nome di Gesù.

Mentre i sapienti di ogni epoca chiedono al cristianesimo di dimostrare la sua sapienza, noi continuiamo, e continueremo, a predicare Cristo crocifisso, ieri come oggi, scandalo e stoltezza per i sapienti secondo il mondo ma anche per i credenti in altre fedi. Noi continuiamo a credere che ciò che è ignoranza per i sapienti è potenza di Dio e sapienza di Dio. La nostra sapienza è nascosta nella croce di Gesù Cristo.

Recommended Posts

1 Comment

  1. Carissimo don Enzo, le Scritture di questa IV Domenica di Quaresima 2024, mi hanno svelato, attraverso San Paolo e Giovanni, la dura realtà della volontà di Dio Padre nei confronti della specie umana: esistere in un continuum di credere nella Luce di Cristo o tuffarsi nelle Tenebre della presunzione terrena, una cecità tutta e solo umana! Ma ancora un commento, se me lo consenti, e riguarda quanto scritto nel Libro delle Cronache, che è la mia disperata, continua Preghiera e straziante richiesta, di attuare anche nei nostri tempi quello che fece il Signore, quando “suscitò” lo Spirito di Ciro, re di Persia (leggi i potenti di oggi che hanno in mano la vita dei loro popoli e di quelli sottomessi) a rilasciare ogni popolo alle proprie terre e ridare al Signore la loro appartenenza e la loro Fede!


Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *