La messe è abbondante. Essere Popolo di Dio e gli orizzonti senza confini del Regno

Commento al vangelo dell’XI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
La messe è abbondante…
(Leggi il vangelo qui: Matteo 9,36-10,8)

Quando Dio interviene nella storia di Israele, per mettere fine alla sua schiavitù in Egitto, egli raccoglie una massa dispersa e ne fa un popolo. Egli affida a questo popolo, proprio in quanto popolo, il compito di essere segno per le nazioni, segno di un’Alleanza con un Dio che parla, interviene e prende iniziativa davanti alle vicende umane e non resta muto come gli idoli pagani.

La Chiesa possiede la stessa natura di essere “popolo”. La luce del risorto che deve risplendere in mezzo al mondo non è quella di personaggi solitari che sono bravi a trascinare, ma è della comunità-popolo dei battezzati che, consapevole della propria chiamata, esercita – ognuno secondo i doni e i carismi specifici dati dallo Spirito Santo – la missione di evangelizzare.

È una concezione diversa di essere cristiani rispetto a quella di essere una somma sparpagliata di individui che si incontrano – alcuni – la domenica, ognuno in relazione ai propri bisogni personali e rimanendo, nei confronti di Dio, dentro un atteggiamento di attesa affinché sia lui a muoversi e a fare qualcosa per noi.

Gesù guarda le folle attorno a lui e le vede stanche, disperse, disorientate, alla ricerca di una guida. E ha compassione di loro. E chiede di pregare perché il Padre mandi più operai nella sua messe. Ma questa preghiera non è la preghiera per le vocazioni, per avere più preti e suore. È la preghiera perché ogni battezzato si renda disponibile a essere operaio nei vasti campi di Dio, che Dio ha seminato e che in ogni epoca sono pronti per la mietitura. E’ la preghiera affinché dai campi del mondo possano nascere nuovi cristiani.

Davanti a questa massa dispersa Gesù, non si pone come un “capo”, come un trascinatore. Perché quando passa il tempo del trascinatore non rimane più nulla, se non la nostalgia. Gesù, invece, vuole un popolo. E lo crea a partire da questi derelitti e con i 12 apostoli. Questo sarà un popolo sacerdotale, come inizialmente lo fu Israele. Questo popolo, nel sacrificio spirituale quotidiano della propria vita e nei sacramenti svolgerà la funzione di elevare a Dio la preghiera di Cristo stesso per tutte le nazioni della terra, perché a tutti sia data la possibilità di conoscere Dio e il suo infinito amore.

Siamo nati con la vocazione a essere popolo di Dio. O ci danneremo, tutti quanti, isolati gli uni dagli altri perché concentrati solo sui nostri interessi individuali, oppure ci salveremo tutti quanti, insieme, camminando, pregando, celebrando e testimoniando come popolo santo il vangelo della salvezza di Gesù Cristo.

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