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XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

AUDIO-RIFLESSIONE DELLA XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

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La salvezza nella perseveranza (Lc, 21-5-19)

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INTRODUZIONE

Gesù e gli apostoli sono nel Tempio di Gerusalemme. In questo anno liturgico giunto ormai alla fine, ci siamo lasciati accompagnare dall’evangelista Luca, il quale narra la missione di Gesù come un lungo viaggio verso Gerusalemme. E durante questo viaggio, sono avvenuti tutti i fatti narrati, tutta la predicazione, i segni, le guarigioni.

Adesso il viaggio è terminato. L’ingresso nel Tempio, luogo della dimora di Dio in Israele, ne segna la conclusione. I compagni di viaggio di Gesù sono ammirati dalla grandezza del luogo, dalla sua bellezza e gloria.

Gesù coglie l’occasione per dare un importante insegnamento sul tempo che resta. Il tempo dell’umanità, prima della fine del mondo. E mentre gli apostoli chiedono a Gesù di sapere quando sarà la fine, Gesù cambia argomento. Non è importante saperlo. E’ una delle cose meno importanti al mondo.

Gli apostoli, distolti nella loro contemplazione del Tempio e trascinati da Gesù in una catechesi sulla fine, chiedono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». La fine del mondo mette paura. Essi vogliono sapere; noi… vogliamo sapere. Vogliamo conoscere il giorno, l’anno e l’ora, perché il nostro inconscio crede di poterci rassicurare con le informazioni che possediamo, oppure perché, sapendo, possiamo tirare un sospiro di sollievo, perché quanto accadrà, riguarda i nostri discendenti e non noi.

E’ vero che Gesù descrive scenari da paura, ma ci sta dicendo che queste non sono la fine.

La stessa idea di “fine del mondo” come noi la possiamo immaginare, spesso non è coerente col Vangelo. Gesù parla della fine. Ma non ci descrive come avverrà. Ci dice che nel corso di questo tempo che resta prima della fine avverranno fatti terrificanti, ma sono quelli già in atto.

La fine del mondo non si è avvicinata di più perché l’uomo ha fatto due guerre mondiali e perché oggi, in ogni parte del mondo, sentiamo parlare di inondazioni, di terremoti e di guerre. Di nuovo, questi sono solo i segni che fanno parte della storia degli uomini. La storia umana sarà ancora caratterizzata da queste vicende dolorose, ma proprio perché si tratta di vicende umane, esse non costituiscono la fine.

Dunque “la fine” non è da intendersi in senso catastrofico, ma nel senso di compimento.

Quando avverrà la fine, essa sarà sempre sempre un atto di conclusione di tutte le cose… di compimento dell’Amore di Dio… e di tutto nell’Amore di Dio. San Paolo ci dice che la fine sarà il momento in cui tutto ciò che è esistito sarà ricapitolato in Cristo. Il libro dell’Apocalisse ci dice che la fine sarà il momento in cui non vi sarà più bisogno di luce del sole né di luce di una lampada, perché Cristo stesso sarà la luce che illuminerà tutto ciò che sarà in Lui ricapitolato. E non vi sarà più pianto né dolore. Dio stesso asciugherà ogni lacrima dal volto di chi ha sofferto.

Il discorso sulla fine del mondo è dunque una chiamata a chi crede in Cristo e professa la sua fede in lui nella Chiesa. La chiamata ad essere costruttori del Regno di Dio, attraverso la fraternità tra gli uomini e i popoli, quando, invece, tutto sembra annunciare solo morte e distruzione.

(continua nell’audio-riflessione)

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