00-copertina-blog-omelie

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C


fariseo_e_pubblicano_inpixio_inpixio

La presunzione dell’auto-redenzione porta alla dannazione. L’umile e accorata invocazione attira la compassione di Dio. “Dio ha un debole per gli umili e apre loro il suo cuore” (Papa Francesco). (cfr. Lc 18,9-14)

*

Ascolta il Vangelo:

*

Omelia della Messa del giorno 2019 (15 min):

*
fariseo_e_pubblicano_inpixio_inpixio_2*

Catechesi audio 2016 (20 min): 

*
fariseo_e_pubblicano_inpixio_inpixio_3_inpixio*

INTRODUZIONE

Gli uomini fanno di tutto per innalzarsi ed essere adorati dagli altri uomini. E’ una delle tentazioni più subdole e maligne che esistano, direttamente collegabile al peccato originale dei mostri progenitori, i quali si ribellarono all’alleanza con Dio, mangiarono dell’albero proibito perché credevano che sarebbero diventati onnipotenti. Sarebbero diventati uguali a Dio.

In ogni ambito della vita e ad ogni livello l’uomo vive accarezzato, corteggiato da questa tentazione. E’ come un serpente che si aggroviglia attorno all’anima e la soffoca. Non a caso il diavolo, nel racconto del peccato originale, è rappresentato con il serpente.

Dio non guarda i meriti delle persone, ma i loro bisogni. Il Signore non è attratto dalle virtù di pochi, ma dalle necessità di molti. Non gli interessano i pensieri e i discorsi di auto-celebrazione che gli uomini fanno, e ha in abominio gli uomini che si creano alleanze, si innalzano e si celebrano fra di loro per essere ammirati, invidiati, amati. Viceversa Dio scavalca i superbi, passando sopra di loro pur di chinarsi su peccatore che, con cuore sincero e contrito, implora perdono e si affida alla sua misericordia.

E’ questo il significato della parabola che la liturgia, nella XXX domenica del tempo ordinario ci presenta.

Il fariseo torna a casa credendo di aver ottenuto una lode da Dio per i suoi meriti. Non sa che Dio gli ha chiuso la porta del suo cuore a causa della sua superbia, mentre il pubblicano, che va via disperato, convinto che i suoi peccati sono troppo gravi per ottenere la clemenza di Dio, se ne andrà toccato dalla misericordia di Dio. Dio lo ha accolto tra le sue braccia e perdonato.

Quanto detto fa emergere un Dio che non è indifferente agli uomini. Dio non è imparziale, ma di parte. Egli è del tutto schierato con coloro che hanno un cuore umile e contrito, mentre “disperde i superbi nei pensieri del loro cuore”.

Gesù ha fondato una comunità la cui caratteristica principale è la fratellanza. I cristiani sono chiamati a riconoscersi tutti fratelli in Cristo, figli di un unico Dio che è Padre. Vivono sapendo che tutto ciò che hanno avuto viene dalla bontà di Dio, condividono la gioia di vivere e le sofferenze e portano ognuno  pesi degli altri. Sanno di essere peccatori perdonati e redenti per cui portano con umiltà la loro croce e condividono il cammino degli altri aiutandoli a portare la loro croce.

Ciò che i cristiani sono chiamati a fare tra loro, lo devono fare verso il mondo. Il fariseo disprezza il mondo e si compiace solo di se stesso. I cristiani formano una comunità che vive nell’oblatività e si prende pensiero per la salvezza del mondo. Si prende cura del mondo, esattamente come il pastore mette sulle sue spalle la pecorella perduta e la porta a casa.

Questa umiltà, individuale e collettiva, insieme allo spirito di fratellanza costituiscono la testimonianza che scuote il mondo.

E mentre il mondo crea idoli ed esalta se stesso, la comunità dei credenti scuote le fondamenta del mondo trasformandolo con la forza dell’umiltà e della carità di Cristo.

Print Friendly