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XXVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO A

AUDIO-RIFLESSIONE SUL VANGELO DELLA XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

VIGNAIOLI ASSASSINI

La Parabola dei vignaioli assassini (Mt 21,33-43)

Siamo benedetti da Dio con la più alta chiamata a “lavorare” nella sua vigna, cioè a vivere nella sua amicizia e compiere opere di vita cristiana: giustizia, pace, riconciliazione, concordia, verità e tutto ciò che fa splendere la luce di Dio nel mondo. A chi non accoglie con i fatti Gesù Cristo come Signore e salvatore, a chi non vive la coerenza tra opere e fede proclamata, sarà tolto il Regno di Dio.

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Ascolta il Vangelo: 

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Omelia tenuta nella Messa del giorno 2017 (14 min):

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Catechesi sul vangelo 2014 (26 min): 

 

 

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INTRODUZIONE

L’intera storia dell’umanità è segnata dall’omicidio. La Genesi ci insegna che già le prime vicende dell’umanità, appena dopo la creazione e il peccato originale, sono caratterizzate dall’omicidio. Caino è figlio del primo uomo. Ed è anche il primo omicida.

Nel corso della storia l’uomo è cresciuto in ogni senso: nella capacità dei pensiero, nella loquacità della parola, e nella capacità di costruzione di opere. Sono tre ambiti: pensiero, parola azione, e sono intimamente legati fra di loro. A seconda dei pensieri del suo cuore l’uomo parla o per comunicare una parte di sé agli altri o per mentire; con l’opera delle sue mani l’uomo costruisce o case da far abitare e campi da far coltivare o armi di distruzione di massa per uccidere.

La capacità dell’uomo di uccidere è divenuta sempre più sofisticata nella misura in cui cresceva, contemporaneamente, ogni altra capacità umana.

E così sono nati i primi eserciti, non appena l’uomo ha imparato a dominare i metalli. Poi le armi da fuoco, non appena ha scoperto la polvere da sparo. Infine le armi di distruzione di massa, non appena ha imparato a controllare i meccanismi dell’atomo oppure gestire la diffusione di elementi letali come alcuni gas o batteri.

La causa prima dell’omicidio e l’odio e questa, a sua volta nasce come un processo interiore che si accende con l’invidia, la gelosia, il rancore…

La verità è che l’omicidio, pur essendo uno degli atti più tristemente concreti della storia umana, essa rappresenta anche la più grande menzogna della storia dell’uomo.

Se la vocazione dell’uomo e la vita, la vita in abbondanza, la vita nella gioia eterna, l’omicidio rappresenta anzitutto l’uccisione di questa vocazione e, quindi, di colui che ne è portatore. Se la vita e l’amore rappresentano la “verità” dell’essere umano, l’omicidio rappresenta la forma più alta di menzogna perché costituisce la negazione della più alta vocazione dell’uomo.

L’omicidio è un atto perpetrato a più livelli: c’è un omicidio morale nel quale non si uccide fisicamente la persona ma si distrugge la sua dignità, il suo buon nome, la sua onestà, la sua pace, il suo diritto a essere felice; si arriva poi all’omicidio fisico, cioè all’eliminazione della persona verso la quale l’odio ha sconfinato ogni frontiera e non è più contenibile.

Se le cronache sono piene di omicidi fisici, dobbiamo purtroppo constatare che le relazioni umane, troppo spesso sono caratterizzate da questa forma più diffusa di omicidio morale. Nel perpetrarlo “l’omicida”,  in senso morale, si pone al di sopra del suo avversario e si proclama giusto davanti a Dio e agli uomini ritenendo che sia giusto che l’altro venga bandito dalla dalla comunione con gli altri, nel senso che non deve crescere, non deve progredire, non deve essere apprezzato dagli altri.

L’invidia, che è all’origine di quella catena di sentimenti che porta all’omicidio, in qualsiasi sua forma, è la causa di ogni divisione sulla terra.

La parabola dei vignaioli assassini è uno specchio della storia dell’umanità ma soprattutto la rivelazione dell’infinita misericordia di Dio anche se, a volte, questa può sembrare nascosta dalla una apparente ira.

(continua nell’audio-riflessione)

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