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XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

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Paradiso, inferno, giustizia, compassione, retribuzione. Il ricco epulone e Lazzaro. Una parabola dura e attuale (Lc 16,19-31). E’ tempo di riscoprire, in un mondo che ha perso il senso di Dio, della fratellanza e del peccato, che, accanto all’amore infinito di Dio, vi è il rischio concreto della dannazione eterna dell’anima. Il Vangelo offre la via di uscita.

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Ascolta il Vangelo:

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Omelia del giorno 2019 (15 min):

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Riflessione audio 2016 (18 min): 

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INTRODUZIONE

Dopo aver vissuto decenni di relativo benessere, e vivendo in una società che esalta il consumo come valore, si è sbiadita l’immagine di un Dio che ama, ma che, allo stesso tempo, esige giustizia e coerenza. Peggio ancora, si è creduto che la salvezza si trovasse nell’incremento della propria posizione economica.

Imbevuti di una tale cultura, siamo dei cristiani “annacquati”, discepoli che hanno pensato che sia possibile selezionare, dal Vangelo, ciò che più piace al cuore e scartare ciò che non piace. La coscienza del peccato, la realtà stessa della salvezza, la responsabilità sociale e comunitaria… sono tutte cose su cui passiamo sopra.

La parabola di quest’oggi corregge queste distorsioni e apre alla conoscenza di una verità che supera i criteri umani di giudizio.

Cuore del racconto evangelico di oggi è la proclamazione di un Dio che si cura dei piccoli, che non abbandona gli ultimi al loro destino. Dio è Padre e ama tutti, ma coloro che gli uomini hanno scartato dalla famiglia umana sono, e saranno sempre, protetti da una speciale benedizione. Non saranno abbandonati.

E’ lieta notizia sapere che anche chi vive una vita dissoluta e chiusa nella propria superbia è oggetto dell’amore di Dio, e ha sempre l’opportunità di convertirsi all’Amore. Dio non vuole che nessuno sia perduto, ma che tutti siano salvi.

Il Regno di Dio non è questione di cibo o bevanda, di beni immobili o di tesori nascosti nelle casseforti delle banche. Il Regno di Dio è l’Amore stesso di Dio, infuso nei nostri cuori e trasmesso agli altri mediante una vita cristianamente vissuta. E’ questo amore il più grande tesoro, quello per cui vale la pena rinunciare a tutto, se ci si accorge che gli altri beni, quelli che vengono dal mondo, corrodono l’anima e suscitano bramosia, invidia, gelosie e odio. Altrimenti le ricchezze possono perfino elevare l’anima a Dio, se usate secondo giustizia e con un cuore libero.

Nel mondo esistono popolazioni intere nelle condizioni del mendicante Lazzaro. E anche all’interno della nostra società, vi sono molte forme di povertà, spesso non visibili a prima vista, che provocano molta sofferenza. Non si tratta solo di allargare la mano e togliersi il pensiero con un gesto di elemosina. L’elemosina non cambia la vita di un povero e rafforza perfino le strutture di peccato del mondo in cui viviamo.

Si tratta di eliminare dalle nostre profondità ogni traccia del ricco epulone e acquisire un cuore capace di compassione e misericordia; un cuore capace di essere solidale con chi è meno fortunato.

Si tratta di divenire “cristiani”, discepoli di un Dio che si è fatto povero con i poveri, e che difende le sorti degli ultimi davanti ai potenti.

Si tratta di cambiare il mondo con la forza della fede e dell’Amore.

(continua nell’audio-riflessione)

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