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XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

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Si può amare Dio al di sopra del proprio stesso figlio? Come si fa? E perché Gesù ci chiede una cosa del genere come condizione per essere suoi discepoli? Si può veramente rinunciare ai propri averi? Può, Gesù metterci una condizione del genere per essere suoi discepoli. Ma perché? E Come vivremmo?

Un viaggio alla scoperta di Gesù e del senso della sua Parola (Lc 14,25-33)

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Ascolta il Vangelo:

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Omelia del giorno 2019 (15 min)

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Riflessione audio 2016 (16 min): 

Il discepolo di Gesù deve rinunciare alla bramosia del possesso. Può usare dei beni, può proteggerli, ma deve esserne distaccato, così da porre in Cristo la causa della sua gioia. Chi, poi, lascia tutto per il Regno deve essere pronto, per amore di Gesù, e se circostanze lo rendono necessario, a rinunciare anche al possesso dei beni. In ogni caso deve vivere una vita sobria, centrata sul Vangelo.

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Se non hai ascoltato ancora la proclamazione del vangelo, clicca qui: 

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INTRODUZIONE

Siamo davanti ad una delle pagine del Vangelo, forse, più dure da comprendere. Luca ci aveva già messo davanti a un insegnamento dal tono forte di Gesù: “Chi non è disposto a rinunciare a tutti i suoi averi non può essere mio discepolo”. Adesso Gesù rincara la dose: “Se uno non mi ama più della stessa madre che lo ha messo al mondo, non può essere mio discepolo”.

Siamo perplessi davanti a queste parole. La fede ci ha sempre insegnato quanto la famiglia sia fondamentale nel progetto di Dio sull’umanità, e la Chiesa si trova a combattere una battaglia per la vita davanti a tutte le ideologie che mirano a distruggere la famiglia e la sua naturale struttura.Come spieghiamo l’atteggiamento di Gesù?

La prima e più grande conversione, probabilmente, consiste nel superamento della paura di abbandonarci totalmente e senza riserve a Dio, di fidarci ciecamente di lui, come se volessimo da un lato, credere in Lui, e anche amarlo, ma dall’altro, vorremmo tenerci aggrappati a qualcosa di umano, di terreno, per darci più sicurezza.

Quando vince la paura, anche se crediamo in Dio siamo tentati ad aggrapparci al possesso di beni mondani per superare l’insicurezza. E invece di trovare pace scopriamo che l’attaccamenti ai beni mondani, come fonte di sicurezza, produce solo maggiore agitazione interiore.

Solo quando metteremo Cristo al centro e sopra ogni altro affetto, il nostro cuore si libera da ogni sentimento negativo: veniamo guariti dalle forme deviate dell’amore, ossia quell’amore morboso e oppressivo che impedisce alle persone di diventare mature e libere dentro, ma anche dall’incapacità di amare, dai rancori, invidie e gelosie che guastano i rapporti umani.

Veniamo liberati anche dalla bramosia del possesso. Diventiamo liberi in Cristo.

(continua nell’audio-riflessione)

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