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XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

*Gesù e i farisei

Davanti a Dio saranno gli umili ad occupare i primi posti. Chi si esalta da sé perderà il suo posto d’onore e cadrà in disgrazia davanti a Dio.   (Lc 14,1.7-14)

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Ascolta il Vangelo:

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Omelia del Vangelo del giorno 2019 (10 min):

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Catechesi audio 2016 (17 min): 

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INTRODUZIONE

Il vangelo di questa domenica è una lezione sull’umiltà. In realtà, quanto Gesù dice potrebbe non sembrare un messaggio strettamente legato al Vangelo e all’annuncio del Regno, perché qualunque non credente troverebbe del buon senso nelle parole di Gesù. Potremmo pensare che, in questo istante, Gesù allarghi l’orizzonte del suo predicare fino a racchiudere delle perle di saggezza che valgono per qualunque persona, credente o non, o di qualsiasi religione.

L’umiltà è sempre un valore che non si finisce mai di imparare. Eppure, Gesù non sta facendo della mera “filosofia del buon vivere”. Nel metterci in guardia dalla brama dei primi posti e dagli onori, Gesù ci sta parlando di come vuole che si configuri la nuova comunità, che un giorno si riunirà per celebrare l’Eucaristia.

Il messaggio di Gesù è quanto mai attuale. Viviamo in una società che ha idolatrato a tal punto l’individuo da creare una cultura dell’esibizionismo. Molti si sentono spinti a fare qualcosa per dimostrare agli altri – parenti, amici, paesani, colleghi di lavoro – che, qualunque sia il grado di benessere raggiunto dagli altri, quello proprio è sempre di un livello più avanzato. L’acquisto di un’auto nuova, di grossa cilindrata, l’abito firmato, poter entrare in una banca e tagliare la fila perché si è un correntista con molti soldi e si conosce il direttore… Noi viviamo in una cultura che svuota le persone e le relazioni umane della loro vera ricchezza, e riempie il vuoto col nulla della vanità dell’esibirsi. C’è chi racconta agli amici le sue vacanze all’estero per condividere entusiasmo e ricordi e c’è, invece, chi le ostenta – anche con esagerazioni – solo perché chi ci ascolta deve rimanere meravigliato. C’è la casalinga che ama postare sui social network la foto del pranzo che sta preparando per la sua famiglia. Nulla di male. Anzi, potrebbe essere anche un po’ divertente. E può essere anche un modo, per quella casalinga, per comunicare con le amiche superando la solitudine della propria casa. C’è chi ama pubblicare foto delle proprie serate in ristorante con gli amici. E’ un modo per comunicare la gioia di vivere. Poi c’è chi ama ostentare questo o quell’altro ristorante dove è stato a mangiare, postando foto dei piatti ricchi e prelibati, solo per ostentare la propria condizione sociale. E’ un modo per dire: “Io posso, voi no.”. E a farlo, in genere, non sono i veri ricchi ma quelli che vogliono far credere di esserlo. 

Molti penseranno: “Ma questo vale per chi ha i soldi! Qui siamo tutti alla fame! Non arriviamo a fine mese… altro che godersi la vita!” Il punto non è: “chi può e chi non può”, perché anche tra molti di quelli che non possono, vi è può essere l’ambizione repressa a voler fare le cose che i ricchi possono permettersi. In altre parole, si può essere poveri, e allo stesso tempo non essere umili e poveri di spirito, ma ambiziosi.

La parola del vangelo apre i nostri occhi alla verità più profonda dell’esistenza. Sullo sfondo sta sempre l’insegnamento secondo cui noi non siamo quello che possediamo.

(continua nell’audio-riflessione)

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