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XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Porta Stretta

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Un tale gli chiese:«Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta». (Lc 13,22-30)

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Ascolta il Vangelo:

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Omelia del giorno 2019 (11 min):

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Catechesi audio 2016 (15 min):


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INTRODUZIONE

Il Vangelo di Luca di questa domenica, affronta la questione della salvezza. Un tale domanda a Gesù: “…sono pochi quelli che si salvano?”. L’opinione corrente, a quel tempo, si basava sulla convinzione che bastasse appartenere al popolo eletto per partecipare al regno futuro.

Questa convinzione di base, anziché favorire il miglioramento delle persone, al contrario, aveva fatto montare i capi del popolo in superbia. Noi, ebrei, tutti, siamo salvi perché apparteniamo al popolo eletto da Dio. Lui ci ha chiamati e ci ha fatti uscire dall’Egitto e ci ha dato la terra promessa. Quando Dio instaurerà il suo Regno, noi regneremo con lui.

Alla base di questa convinzione c’è una tentazione, un’azione maligna che trasforma, anzi, deforma la verità della fede.

Anche noi cristiani siamo a rischio: chiunque crede di essere giusto davanti a Dio, semplicemente perché prega, crede che Dio esiste, e afferma di essere cattolico, deve ricredersi. La via della salvezza è un’altra: non è l’appartenenza anagrafica alla giusta religione, ma la qualità della vita cristiana.

Il vangelo di questa domenica ci mette di fronte alla più grande di tutte le questioni. La salvezza.

Ma come si fa a parlare di salvezza a una società che non ne sente più il bisogno, e che crede che la soluzione dei mali del mondo consiste nella mera crescita economica? Come si annuncia la salvezza a chi non ha più la coscienza del peccato, e crede che Dio perdona tutto, indiscriminatamente, solo perché Dio è buono, e non può non perdonare?

La domanda “Sono pochi o molti quelli che si salvano?” è di minore importanza rispetto alla vera domanda: “Ma tu, cristiano, in cosa ti sei realmente impegnato per essere salvato e partecipare al Regno di Dio?”.

Gesù sottolinea che la porta è stretta, quella che conduce alla salvezza. E aggiunge: questa porta è ancora aperta (1), ma il tempo si è fatto breve (2). Arriverà il momento in cui essa verrà chiusa (3). Bisogna perciò affrettarsi a entrare (4), perché chi avrà temporeggiato con Dio la troverà chiusa (5) e non sarà più sufficiente insistere a bussare ripetutamente, vantando appartenenze, consuetudini, e persino meriti. Il padrone non aprirà. Uno può essere anche capo di Stato, o perfino tra le più alte cariche nella Chiesa stessa. Non ci sarà raccomandazione che farà aprire quella porta. Per i furbi, o quelli che credevano di potersi fare aprire tutte le porte, il tempo è scaduto.

Quali conclusioni possiamo trarre dal vangelo odierno?

La salvezza non è per appartenenza culturale, religiosa, etnica. noi potremmo anche essere stati suoi commensali, suoi predicatori e sentirci dire: non so di dove siete! In questi versetti, l’insegnamento che viene messo in risalto richiama a Lc 8,21; 11,28. Quello che vale è il seguire Gesù con ogni sforzo. Perché Lui è del Cielo, e noi, nonostante tutto, continuiamo ad essere radicalmente “mondani”. Ciò significa vivere la nostra vita sforzandoci, in ogni modo, di “impregnare di vangelo” i nostri cuori, la società, la cultura, l’economia, la politica e ogni ambiti dell’agire umano dove è in gioco il presente e il futuro dell’umanità. Non si può dichiararsi cristiani e vivere nell’indifferenza, davanti al prossimo. Il mondo è affidato alla nostra cura, così come ogni fratello e sorella. E se anche non siamo in grado di risolvere i problemi di tutti quelli che ci stanno attorno – troppo spesso non siamo in grado di risolvere i nostri – siamo chiamati a illuminare tutto con l’Amore di Dio. Abbiamo detto, “impregnare di Vangelo il mondo”. Possiamo dire anche: “impregnare di cielo il mondo”.

Il tempo del nostro pellegrinaggio terreno non può essere impegnato semplicemente ad attendere quella salvezza che verrà dopo questa vita, e nel frattempo occuparci dei nostri interessi, ma deve portarci a scoprire che … i nostri interessi… quelli veri, non riguardano come affermarci nella lotta per la sopravvivenza, ma come rendere questo mondo “più umano”, più “impregnato di Dio”, perché possiamo finalmente cambiarlo e fare in modo che non ci sia più bisogno di lottare per sopravvivere. Infatti, cambiando il mondo nel senso del Vangelo, tutti gli uomini e donne saranno diventati fratelli e sorelle, e non ci saranno più nemici da abbattere. Non ci sarà più invidia, odio, gelosie e rivalità, perché saremo tutti figli dello stesso Dio Padre e membri dell’unica famiglia di Dio.

(continua nell’audio-riflessione)

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