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XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

*Fuoco sulla terra

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Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e la divisione, perché la passione per il Regno accenda i cuori e le persone siano disposte a mettersi contro le proprie stesse famiglie pur di conquistarlo. (cfr. Lc 12,49-53) (Lc 12,49-53)

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“Sono venuto a portare il fuoco”. Molte persone cercano nel vangelo solo un Dio consolatore. A chi si accosta al vangelo cercando sostegno al proprio anelito di quieto vivere e di tranquillità, è meglio consigliare un fine settimana in un centro massaggi. Il vangelo promette la gloria del cielo e la pace interiore. Il prezzo, però, è la conversione vera a Cristo, l’accettazione della croce come strumento di salvezza, la disponibilità e la prontezza ad affrontare le prove e le persecuzioni. “Io sono venuto a portare il fuoco.. e come vorrei che fosse già accesso. Sono venuto a portare una spada… ” Il vangelo non è un libro di consolazioni. È l’annuncio che siamo amati da Dio fin dall’eternità e che Egli ci vuole salvi. È una chiamata alle armi per una guerra spirituale contro il peccato, il male e ogni compromesso con esso. La pace, la vera pace, la serenità dell’anima scaturisce da questo percorso.

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Ascolta il Vangelo: 

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Omelia del giorno 2019 (9 min): 

Catechesi audio 2016 (12 min): 

 

INTRODUZIONE

Il dialogo narrato dal vangelo di oggi si colloca, ancora, nel contesto del lungo viaggio di Gesù verso Gerusalemme. Un viaggio che, proprio per la sua durata, diventa, per Gesù, occasione di sviluppare una vasta catechesi, rivolta agli apostoli e ai discepoli che li accompagnano, sulla vita cristiana – e che che ci riguarda tutti – e sulla missione di evangelizzare – e che riguarda, in modo particolare, gli apostoli e coloro che, nei secoli, avranno lasciato tutto per seguire Gesù e annunciare il suo nome. Gesù approfitta proprio di questo viaggio per insegnare e per impartire la formazione dei discepoli.

Gesù parla di divisione. Anzi, dice di volerla fomentare. Vuole portare via la pace, non darla. E annuncia che da questo momento in poi non vi sarà più una famiglia in pace, dove non avvenga lo scontro fra i suoi membri. Sembra di poterci leggere tante delle situazioni che viviamo oggi, o che toccano persone molto vicine a noi.

Gesù non è venuto per creare divisione e liti nelle famiglie, ma dalla sua venuta risulterà inevitabilmente divisione e contrasto, perchéegli mette le persone davanti all’obbligo di una decisione finale: o per Lui o contro di Lui.

Davanti alla necessità di decidersi, si sa che la libertà umana reagisce in modo diverso e variegato. La sua parola e la sua stessa persona faranno venire a galla quello che c’è di più nascosto nel profondo del cuore umano. Il vecchio Simeone lo aveva predetto, prendendo in braccio il bambino Gesù: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Luca 2, 35).

L’uomo è attaccato al suo quieto vivere, alla sua piccola pace e alla tranquillità, anche se la pace che deriva dall’indifferenza è precaria e illusoria. L’immagine di un Gesù che porta lo scompiglio rischia di indisporlo e fargli considerare Cristo come un nemico della sua quiete.

Col fuoco che Gesù è venuto a portare sulla terra, dobbiamo compiere un’opera di imponente risveglio, individuale, comunitario e collettivo – persone, culture, popoli – e fecondare il mondo con lo stesso fuoco. Dobbiamo lasciarci bruciare dentro col fuoco stesso della carità di Dio.

Nel mondo, la mancanza di pace (quella vera) è causata dall’egoismo e dalla cupidigia, non da Gesù. La madre di tutte le tensioni del mondo d’oggi sono le diseguaglianze che dividono ricchi da poveri, opulenti da affamati. Questa divisione deve essere sanata col fuoco dello Spirito Santo che “brucia” tutte le ingiuste differenze sociali. Il mondo va incendiato col fuoco dello Spirito che brucia e consuma il peccato e ogni sua radice, e porta gli uomini a unirsi, in vista ella costruzione di una umanità radicata in Cristo e il suo Regno.

(continua nell’audio-riflessione)

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