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XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

*Gold bars.

Chi vive per il cielo ha il cielo nel cuore. E chi ha il cielo nel cuore possiede Dio ed è da Lui posseduto.

Quello che nella vita hai accumulato, alla tua morte, di chi sarà? (Lc 12,13-21) “Non si è mai visto dietro a un carro funebre di un ricco il camion dei traslochi (Papa Francesco) 

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Nel Regno di Dio tutti i beni mondani e la bramosia per essi si vaporizzano, come una cosa vana, inconsistente. Resta il Regno, resta il vangelo. Passano gli scandali, passano le ricchezze. Resta l’amore. E l’amore produce la pace

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Ascolta il Vangelo: 

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Omelia del giorno 2019 (9 min):

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Catechesi audio 2016  (15 min): 

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INTRODUZIONE

In tempi di crisi come i nostri si prende più consapevolezza del bisogno di un mondo più solidale, fondato sulla cooperazione e sulla solidarietà. Ci si rende conto che non è più possibile andare avanti centrando tutto sul denaro e sul desiderio del profitto. Ritorna la nostalgia di antichi valori perduti.

Allo stesso tempo, proprio a causa della crescente povertà e delle diseguaglianze, cresce l’aggressività, individuale e sociale. Vedere e subire ingiustizie sociali e assistere impotenti mentre i pochi si arricchiscono a danno dei molti fa crescere la rabbia. Si vorrebbe rovesciare tutto, compiere una rivoluzione sociale, farla pagare a chi ha rubato.

Bisogna, però fare attenzione a ciò che si nasconde veramente sotto la rabbia. In alcuni può essere veramente conseguenza della frustrazione per la giustizia negata. In altri può essere un altra forma di frustrazione: quella del desiderio non appagato della ricchezza. Chi è veramente libero dalle cose materiali non si lascerebbe rubare la pace interiore. Lottare per la giusta ricompensa è un fatto di giustizia. E’ l’attaccamento smodato ai beni – sia quelli posseduti sia quelli desiderati ma non posseduti – che fa perdere la pace dell’anima.

È la storia dei due fratelli che si recano da Gesù e che litigano per l’eredità. Evidentemente il primo è riuscito a diseredare l’altro. Questi si rivolge Gesù, probabilmente facendo leva sulla sua fama, per ottenere da lui una mediazione. Agli occhi di Gesù entrambi sono responsabili dello stesso peccato: i cuori di entrambi sono posseduti dalla brama dei beni materiali al punto di perdere la pace e sacrificare la relazione di sangue che li unisce.

Alla fine della nostra vita, di noi resterà solo l’amore che avremo seminato. Noi siamo l’amore che abbiamo saputo dare e nient’altro. In un mondo imprigionato dall’egoismo, l’amore ha il potere di trasformare il cuore e di renderlo solidale. Un cuore solidale trasforma il mondo. Il ricco diventa meno ricco ma non necessariamente diventa povero. Il povero cessa di essere affamato ma non deve necessariamente diventare ricco per riscattarsi. Attraverso l’amore e la fraternità il mondo diventa più ricco dal punto di vista umano e spirituale. Nessuno, invece, diventa più povero. Al di sopra di tutto e di tutti e nel cuore di tutti si afferma il regno di Dio.

(continua nell’audio-riflessione)

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