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XVI Domenica – Tempo Ordinario – Anno B

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Erano come pecore che non hanno pastore (Mc 6,30-34).

UN’UMANITÀ SFINITA. Persone realizzate e compiute dal punto di vista sociale ed economico, costretti ad investire costanti energie per non lasciar crollare quanto hanno costruito. Disoccupati e poveri prostrati dall’affanno e dallo scoraggiamento, timorosi del futuro. Migranti sopravvissuti all’ennesimo naufragio, senza più luce negli occhi e con lo sguardo perso nel vuoto. Ecco come appare l’umanità agli occhi di Gesù, oggi. Ecco come appariva allora: un gregge disperso e senza pastore.
Cristo è il Pastore Eterno che offre riposo a chi è stanco, frescura a chi è arso nell’anima, luce a chi è nell’oscurità, direzione a chi non sa più quale strada scegliere.
CIÒ È NON SI VEDE NON PUÒ ESSERE UN SEGNO. Una fede vissuta nel privato non può essere segno.
Un cristiano che non sente il legame con altri cristiani per sentirsi comunità-soggetto di fede e di testimonianza è un segno molto parziale e fragile. La Chiesa è chiamata a ripartire sempre dalla docilità al suo Pastore e, allo stesso tempo, essere per il mondo quella presenza rassicurante del pastore che orienta e guida.
Se Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, l’umano vale. La tua vita, il tuo riposo, il tuo nutrimento sono tutte cose sacre che possono costituire parte della mistica quotidiana. Lì, in quella semplicità, il Signore ti attende, Lui che ha coordinato tutto come corredo delle sue nozze con te” (Mt 12, 1-8). Robert Cheaib
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Ascolta il Vangelo:

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Omelia della Messa del giorno 2018 (9 min):

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Catechesi audio 2015 (30 min): 

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INTRODUZIONE

Quando Papa Francesco salì al soglio pontificio, all’inizio del suo ministero, ebbe a dire più volte che i pastori devono “portare l’odore delle pecore”. L’affermazione fece il giro del mondo perché arrivò inattesa da un popolo che era abituato ad altre forme di insegnamento, ma non ad un parlare fatto con queste immagini.

Lo stesso Papa, l’indomani della sua elezione, nella Messa celebrata con i cardinali subito dopo la sua elezione, egli disse: “Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore”.

Sono parole che arrivarono come un fulmine a ciel sereno, in una Chiesa che da sempre è stata abituata a credere che i pastori sono infallibili, non si devono mettere in discussione, non bisogna mai mettere in questione la loro autorità e la loro parola. È come se si commettesse un sacrilegio contro la stessa persona di Cristo.

Le parole del Papa aprivano, anche davanti allo stupore e l’incredulità di molti pastori, una grande finestra su una verità di fondamentale importanza: la Chiesa è fatta di uomini, e nessuno di questi è un super-uomo, dotato di facoltà e poteri sovrumani perché benedetto dalla grazia.

Forse fu la prima volta in cui un papa, in modo così esplicito, parlava della reale possibilità che i pastori possono sbagliare, possono cadere, possono elevare se stessi a idolo quando al centro della loro vita non c’è Cristo.

La liturgia di oggi parla di pastori. Nella prima lettura Dio, per bocca di Geremia, parla dei pastori che disperdono il gregge anziché radunarlo nella “casa dei credenti”, che è il Regno di Dio. Nel vangelo Marco ci racconta il ritorno degli apostoli dopo il loro primo invio in missione. Gli apostoli sono diventati pastori proprio con questo primo invio, e hanno ricevuto il mandato di predicare e consolare il popolo, manifestando con i segni che il Regno di Dio è giunto. Questi segni sono il potere di scacciare gli spiriti impuri e l’unzione dei malati con l’olio e la loro guarigione. Gesù li invia nella prima missione che possiamo chiamare “Missione del Primo Annuncio e della Misericordia”.

Ma il Vangelo ci parla soprattutto di Gesù, il pastore per eccellenza, e della sua misericordia verso i nuovi pastori appena costituiti e inviati.

Ma vediamo le tre letture nel loro insieme.

Scopriremo che alla fine, i pastori non solo il papa, i vescovi e i preti, ma tutto quanto il popolo di Dio è costituito perché pascoli il gregge del mondo e lo conduca verso l’unità nella casa del Signore. E questo chiama in causa la nostra fede…

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(continua nell’audio-riflessione)

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