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XV Domenica – Tempo Ordinario – Anno B

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Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due. (Mc 6,7-13) Lo stile della missione e di vita di ogni credente, riflesso in quello dell’apostolo-profeta

Molte cose che mettiamo nelle valigie, prima di partire per un viaggio, sono solo un eccesso. Le portiamo dietro perché averle con noi ci dà una certa sicurezza psicologica. Così è la nostra vita. Ci appesantiamo di cose che “servono” al nostro benessere e alla nostra sicurezza, ma pian piano ci sentiamo appesantiti, sovraccarichi. La vita cristiana è leggerezza, libertà. Chi confida in Cristo sa che Lui provvederà ad ogni nostra necessità. Ai suoi apostoli, inviati in missione, Egli raccomanda di non caricarsi di pesi. Il loro viaggiare da un villaggio all’altro dovrà essere come chi viaggia senza valigie, senza borse e pesi. E’ un viaggiare nella libertà. Ma è solo una questione di fiducia in Dio? Certamente sì. Ma c’è dell’altro. Tra i popoli di villaggi e terre lontani, che sentono il vangelo del Regno per la prima volta, i discepoli sono destinati a trovare persone, mai conosciute prima, che li accoglieranno e si prenderanno cura di loro. L’annuncio del vangelo è per loro un dono al quale non possono rispondere se non accogliendo chi lo ha portato. La vita Cristiana è missione. La Missione è vivere secondo il Vangelo in modo che il mondo se ne accorga e si senta interpellato dal Vangelo. Il segno che il discepolo è per il mondo sta in questo: egli affida la sua vita a Dio. Al resto ci pensa Lui.
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Ascolta il Vangelo:

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Omelia del giorno 2018 (14 min):

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Catechesi audio 2015 (25 min) : 

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INTRODUZIONE

 

Nella mentalità comune, siamo soliti pensare che “profetico” si riferiesce a un discorso illuminato, molto ben strutturato e che colpisce la mente di chi ascolta, aprendogli nuove vie di comprensione delle cose. Profetico, invece, è un modo di parlare che è capace di aprire gli occhi di chi ascolta alla comprensione delle cose di Dio. Profeta è chi denuncia le infedeltà del popolo, lo richiama sulla via della vita e orienta gli sguardi a Dio, indicando come Egli sia sempre presente e guida il cammino della storia. I veggenti non sono profeti. I profeti possono essere veggenti, ma nin tutti lo sono. Ma non è questo il punto. Il punto è che, come nella prima lettura, noi cerchiamo profeti fatti a nostra immagine e somiglianza, profeti che dicano, su Dio e sui nostri interessi, ciò che noi vogliamo sentire mentre storciamo il naso quando sentiamo un uomo di Dio parlare secondo il pensiero di Dio. Ci piace un Dio che lascia passare tutto, che condona tutto; ci piacerebbe un Dio che si occupasse, Lui, della fame nel mondo e non un Dio che ci ricirda come la fame nel mondo sia un prodotto dell’egoismo umano, e che per estirpare la fame nel mondo occorre estirpare l’egoismo dai nostri cuori. Occorre una radicale conversione di vita, individuale e collettiva. Per questo il profeta Amos viene cacciato via dal sacerdote che promuove una religione di Stato in cui gli interessi del re e dei ricchi sono benedetti da Dio e i poveri sono abbandonati al loro destino. Gesù invia i suoi discepoli alla loro prima missione. E propone un modello di come l’apostolo-profeta deve vivere. Da questo modello dobbiamo trarre il messaggio per quello che riguarda il nostro essere, in piccolo, discepoli e profeti. …. (continua nell’audio-riflessione)

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