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XV DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO A

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AUDIO-RIFLESSIONE SUL VANGELO DELLA XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

A voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli. La Parabola del seminatore (Mt 13,1-23). La fede è – e sempre sarà – un dono proveniente dalla sovrana iniziativa di Dio che vuole rivelarsi al mondo come Padre. La fede, allo stesso tempo, è l’accoglienza di questo dono che ci viene attraverso la Parola divina seminata nei nostri cuori. Non si è cristiani per merito. Nessuno è cristiano perché ha raggiunto Dio con le sue forze o perché vive in modo virtuoso. Dio semina in ognuno di noi la Parola della salvezza. Da questa Parola e solo da essa – ossia dall’adesione di vita ad essa – viene la salvezza. Come la pioggia bagna la terra e la irriga, generando la vita nella sua multiforme varietà, prima di evaporare e tornare al cielo, così è della Parola. Essa è seminata nei nostri cuori. Ma quale accoglienza trova? Un muro difensivo? I rovi e le spine della rabbia e delle ansie per le cose di questo mondo? Il vuoto dell’indifferenza? La roccia dura della superbia? La terra arida della fragilità spirituale? La Chiesa deve essere il campo arato dalla croce di Cristo e, innaffiata col suo sangue per rendere il cuore del mondo fertile al seme della Parola che vi è seminato.

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Ascolta il Vangelo:

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Omelia pronunciata durante la Messa vespertina 2017 (11 min):

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Omelia pronunciata durante la Messa del giorno 2017 (13 min ):

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Audio-riflessione 2014 (23 min): 

 

Se non hai ascoltato ancora la proclamazione del vangelo, clicca qui: 

 

INTRODUZIONE

Vi sono “cristiani” che credono di credere. Se qualcuno mette in dubbio la loro fede, si alterano e si appellano alla libertà di ognuno di credere come vuole.

Nessuno ha il diritto di giudicare la coscienza dell’altro. Resta vero, però, che la vita cristiana non si vive solo nell’intimità del cuore. E’ fatta di gesti concreti, di uno stile di vita chiaro e definito. E’ qualcosa di visibile agli occhi del mondo.

Il cristiano non è quello che non cade mai nel peccato, ma è quello che:

  • cadendo, si rialza con l’aiuto della grazia e riprende il cammino, ferito, ma felice. Felice soprattutto di non camminare da solo, perché non esiste alcun cammino di vita cristiana che risponda alle logiche dell’individualismo e della privacy della cultura odierna. Fede e privacy non vanno molto d’accordo.
  • vedendo cadere un altro, arresta il suo cammino, si china su chi è caduto, gli dà una mano per rialzarsi e riprendere il cammino insieme.

Il cristiano non giudica la coscienza di chi è caduto, ma può valutarne le azioni. E gode del suo rialzarsi.

I cristiani che credono di credere, in realtà non credono, o credono talmente male che la loro non è fede, perché la fede è adesione sincera alla Parola del Signore. Quella Parola viene seminata nei nostri cuori, e ci viene data una tale quantità da produrre in sovrabbondanza, tanto che con i nuovi semi noi stessi siamo chiamati a diventare seminatori con Cristo, lungo le strade del mondo.

Vi sono coloro che nutrono il sincero desiderio per un Dio personale, un Dio che ascolti le loro preghiere, mentre, d’altra parte, non riescono a liberarsi dai compromessi col peccato. A volte vogliono con tutto il cuore, ma il peccato è avvinghiato attorno a loro in modo da non permetterne la liberazione. In tal caso, il loro desiderio è sincero, ma non sono disposti a lasciare che la Parola seminata in loro fruttifichi. In altre parole, non lasciano spazio allo Spirito Santo e non riescono ad abbandonarsi a Lui, a Colui che fa nuove tutte le cose.

Costoro avranno sempre una legittimazione personale, qualcosa che scava dentro la loro vita per giustificare il peccato… A queste persone manca la forza di alzare gli occhi al cielo e compiere l’invocazione di salvezza e l’atto di adorazione che spezzerebbero le loro catene interiori. La loro è una situazione pericolosa perché credono di credere. Ma non credono. Se credessero, invocherebbero la salvezza. Starebbero in ginocchio davanti a Dio come in profonda adorazione di vita.

Vi sono coloro che sono schiacciati dal peccato, e vogliono sinceramente che Dio li liberi. Il loro cuore è, sì, avvinghiato dal peccato ma l’invocazione di salvezza rende il loro cuore un terreno fertile alla Parola di Dio. E lo Spirito Santo opera in loro in modi misteriosi. Per questi, e per tutti coloro che si aprono all’azione dello Spirito Santo, valgono le parole di San Paolo, della seconda lettura:

Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio”. (Rom 8,26-27)

La parabola del seminatore, del vangelo di oggi, ci svela la misericordia di Dio.

(… continua nell’audio-riflessione)

 

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