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XIV Domenica – Tempo Ordinario – Anno B

Nessuno è profeta in patria

 

Gesù, il profeta disprezzato nella sua patria. (Mc 6,1-6

I capi religiosi pensano: Dio non può scegliere uno del loro villaggio, del villaggio dove comandano loro, uno che non fa parte dei loro circoli di potere, uno che non sia riconosciuto da loro. Se Dio deve dare tanto “potere” a uno del loro villaggio, deve essere a loro. In questo circolo di potere i sentimenti verso Gesù sono di disprezzo, di derisione, rifiuto, di non riconoscimento. Gesù non è uno di loro. Non appartiene ai loro circoli.
Certo, le loro motivazioni ufficiali saranno piuttosto sofisticate, teologiche, ragionate, farcite perfino di buon senso. Ma la verità è il rifiuto di accettare un Dio che possa agire attraverso le “pietre” che loro hanno scartato, perché inadatte a garantire la stabilità dei loro interessi ed equilibri. Gesù è il Messia, qualunque sia la reazione del mondo.
Dall’altra parte Gesù subisce lo stesso disprezzo dalla gente comune presente nella sinagoga. Loro non accettano che Dio possa servirsi di uno simile a loro, un uomo comune, senza doti straordinarie, uno che non si presenta in maniera straordinaria e diversa. Qui i sentimenti sono sempre di disprezzo ma anche di invidia e gelosia, perché comunque Gesù parla e agisce in modo diverso e autorevole. In comune i due “gruppi” hanno il disprezzo e il rifiuto di riconoscere Gesù,
Perché diciamo che nessuno è profeta in patria? Perché l’amore è qualcosa per cui uno è disposto a dare la vita per l’altro. La bramosia del potere, invece, qualcosa per cui uno è capace di togliere la vita all’altro.

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Ascolta il Vangelo: 

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Omelia del giorno 2018 (12 min):

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Catechesi audio 2015 (21 min): 

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INTRODUZIONE

Oggi vanno di moda i veggenti. I profeti appartengono ad altri tempi. Eppure, non vi è nulla di più falso. Il profeta può essere anche un veggente, ma è molto di più. E’ un uomo a cui Dio ha aperto la mente e il cuore affinché “vedesse” in anticipo un imminente passaggio di Dio nella storia del popolo. E nel vedere in anticipo, gli è dato di avere uno sguardo sulla storia tale che “vede” in profondità e in ampiezza, molto più in là di dove arriva lo sguardo umano.

Per questo il profeta può pronunciare giudizi sulle coscienze. Non perché le conosce individualmente ma perché si accorge, attraverso i comportamenti sociali e collettivi, in quale direzione sta andando il popolo rispetto al piano di Dio.

Il profeta non è una figura dell’Antico Testamento. E’ quanto mai attuale. Cristo è il profeta per eccellenza. Ogni cristiano, battezzato e reso membro del corpo mistico di Cristo, partecipa al potere di profezia sul mondo che è di Cristo stesso. E con la forza della parola profetica, la comunità dei credenti è chiamata a destarsi dal sonno del nostro tempo e tornare a parlare di Dio al mondo.

La profezia del cristiano è la testimonianza quotidiana, con la parola e lo stile di vita, dell’Amore di Dio entrato nella sua vita. E’ l’annuncio del nome di Cristo che deve ancora entrare nel cuore di molte persone e popoli, persino di battezzati ma senza fede.

Gesù, quel giorno nella sinagoga del suo villaggio, viene contestato e rifiutato come profeta. Non può compiere alcun prodigio, dice l’evangelista Marco, ma solo qualche guarigione. Ma la guarigione non è un prodigio. Perché Marco dice così?

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(continua nell’audio-riflessione)

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