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XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

*Messe

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La messe è molta ma gli operai sono pochi.

La messe: i vasti campi di apostolato di ogni cristiano, ad ogni livello di esistenza. I pochi operai: più di un miliardo di battezzati nel mondo, ma quanti di questi sono veramente “portatori” del vangelo?  (Lc 10,1-12.17-20)

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C’è paura a lasciarsi andare a vivere una vita coerente col vangelo, perché sappiamo tutti che ci costa la conversione del cuore. Ma a coloro che hanno il coraggio di vivere nella loro quotidianità l’avventura del Vangelo, è data una strana felicità e una pace inspiegabile.

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Ascolta il Vangelo:

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Omelia del giorno 2019 (10 min):

Catechesi audio 2016 (14 min): 

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INTRODUZIONE

Dopo aver costituito un gruppo più allargato di discepoli da inviare nelle città, Gesù li avvisa che la messe nella quale sono inviati a lavorare è più abbondante, più ampia, rispetto al numero degli operai che vi lavorano, ossia dei discepoli che sono disposti a corrispondere alle esigenze spesso dure della vita apostolica.

Ma non tutti i cristiani sono inviati, nella stessa forma di questi discepoli, e non tutti sono chiamati a sottoporsi alle stesse esigenze.

Tutti i cristiani, però, di ogni tempo e di ogni luogo, sono chiamati a uscire fuori dei propri confini, dettati prevalentemente dal perseguimento di interessi privati e individualistici, e vivere la fede alzando gli occhi per scoprire che l’orizzonte della testimonianza cristiana e il mondo intero. Anche se ognuno opera nel proprio piccolo spazio.

Dire che la messe e abbondante meglio per ali sono pochi significa prendere coscienza che il cuore del cristiano non può più contemplare nazionalismi, campanilismi, ideologie di chiusura, steccati e frontiere che separano il “NOI” dagli ALTRI, limitando il senso di responsabilità solo al piccolo cerchio delle “NOI”.

Il credente non è un privato. È parte di una comunità che si pone in relazione a un mondo pieno di violenza e che ha bisogno di pace. Cristo è questa pace e il discepolo ne è il segno, perché vive nella pace profonda e la trasmette al mondo. Allo stesso tempo il suo modo di vivere deve essere esso stesso annuncio, formale e informale, che quanto creduto non è solo un fatto privato, ma rappresenta la pace per il mondo intero.

Di questa pace e del mondo che ne ha bisogno il credente è tutta la comunità nella quale egli vive se ne assume la responsabilità, traendo forza solo dall’amore di Dio e fidandosi della sua parola, della sua promessa e senza cercare fonti di sicurezza che tradirebbero una mancanza di fede in Gesù.

Nell’annuncio e nella realizzazione della pace si compie la vicinanza del regno di Dio, come Gesù aveva annunciato ai discepoli. Questa e la buona notizia che sconvolge e cambia per sempre la nostra vita: Dio è vicino a noi… Per sempre.

(continua nell’audio-riflessione)

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