evangeliario

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

AUDIO-RIFLESSIONE SUL VANGELO DELLA XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

croce2

Tu sei il Cristo – Il Figlio di Dio deve soffrire molto. (Lc 9,18-24) Gesù e il Cristo, l’Unto di Dio. Ora che Pietro lo ha compreso, bisognerà rivelare che il modo di salvare il mondo, proprio di Dio, non è attraverso atti di potenza, ma prendendo su di Sé la sofferenza di tutti. 

Clicca qui per ascoltare l’audio-riflessione: 

Se non hai ascoltato ancora la proclamazione del vangelo, clicca qui: http://www.lachiesa.it/bibbia/cei1974/mp3/Lc-9.18.mp3

INTRODUZIONE

Nel mondo in cui viviamo si celebra esageratamente le virtù dell’individuo che sbarca il lunario con le sue sole forze. Di quest’individuo si è fatto un modello… Un mito… e a buona parte del mondo si è lasciato credere che… per avere successo nella vita bisogna essere così.

Per questo il mondo ha sempre bisogno di nuovi miti e supereroi. Li crea nel cinema e nei fumetti. Li crea negli stadi dove nascono le leggende dello sport o dove si tengono quei concerti che saranno ricordati per anni a venire.

La società ci ha indotto ad avere bisogno di miti a cui ispirarci… Di supereroi da cui attenderci la salvezza.

Nel Vangelo di oggi Gesù si rivela come colui che l’umanità attendeva fin dalla fondazione del mondo. Egli è il Cristo, ossia colui che è stato unto da Dio per compiere la sua opera: salvare il mondo.

Per secoli gli ebrei hanno atteso la sua venuta e i discepoli erano fuori di sé perché erano stati scelti da lui a condividere la sua missione. Ma tutti lo attendevano con le sembianze del mito… o del supereroe. Un uomo che con la sua sola forza interviene nella storia del mondo, sconfigge la prepotenza degli imperi una volta per sempre, libera tutti gli oppressi e instaura un nuovo regno di giustizia e di pace.

Gesù accoglierà la professione di Pietro: “tu sei il Cristo di Dio”, ossia “tu sei colui che è stato unto da Dio per venire nel mondo e compiere la sua opera”, ma smantella tutta l’impalcatura delle modalità con cui il Messia era atteso.

Prendere, ognuno, la propria croce significa assumersi la responsabilità di allargare gli orizzonti della propria esistenza e concepire la vita stessa come una comunione di vite. Condividere le gioie gli uni con gli altri… Ma anche portare gli uni i pesi degli altri… Perché questi pesi alla fine possano risultare… Se non più leggere… Almeno più accettabili. Nel portare ognuno la propria croce si diventa più rispettosi della croce dell’altro. Ognuno scopre che nelle proprie prove… nel portare la propria croce… Non è solo. Condividere la croce e portarle insieme e non abbandonare nessuno alla disperazione e alla solitudine: questo è ciò che significa portare ognuno la propria croce 

…ogni giorno. Non si tratta di gesti simbolici o eroici, da fare una volta tanto, ma di piccoli gesti quotidiani che cominciano a dare un nuovo colore alla vita… Un nuovo senso… Perfino una nuova gioia.

(continua nell’audio-riflessione)

Print Friendly