evangeliario

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

AUDIO-RIFLESSIONE SUL VANGELO DELLA X DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Figlio Vedova Nain

Il Signore ebbe compassione della madre e le disse: “Non piangere!”. Poi disse al morto: Giovinetto, dico a te, risorgi! (Lc 7,11-17)

Clicca qui per ascoltare l’audio-riflessione: http://www.enzocaruso.net/site/wp-content/uploads/2013/05/TO-DOM-X-C-Giovinetto-risorgi-dalla-tua-morte-Lc-711-17.mp3

Se non hai ascoltato ancora la proclamazione del vangelo, clicca qui: http://www.lachiesa.it/bibbia/cei1974/mp3/Lc-7.11.mp3

INTRODUZIONE

Il Vangelo narra la vicenda della morte di un figlio di una madre vedova.

Figlio unico di madre vedova: è una delle condizioni più tragiche della vita, una delle situazioni che produce un dolore spesso inconsolabile, umanamente.  Alla fatica del perdere il figlio amato e di trovarsi nella fragile situazione sociale della vedovanza, a questa donna il lutto toglie l’unica risorsa, l’unica speranza.

In questa donna e nella sua tragica situazione sono simboleggiate tutte le situazioni di dolore inconsolabile del nostro tempo…. Per non dire di tutti tempi. Il nostro sguardo, ovviamente, si proietta sulle situazioni di dolore che rattristano la vita di milioni di persone nel mondo in cui viviamo.

Davanti a questa situazione non vi sono ricchi e poveri: siamo tutti accomunati dalla medesima appartenenza alla famiglia umana e dal medesimo bisogno di appartenere a qualcuno e di avere qualcuno accanto. Perdere quel “qualcuno”, soprattutto quando questi rappresenta la vera ricchezza della propria vita significa perdere tutto.

Ma la domanda che il Vangelo chiede di porci oggi è questa: è proprio così? Quando si perde la persona più amata si è perso veramente tutto? Oppure la fede in Cristo possiede la forza di illuminare il dolore anche più atroce e di orientarlo alla speranza di qualcosa che noi attendiamo e che non abbiamo ancora raggiunto ma che c’è promesso?

Il gesto culminante di Gesù-Signore è la parola della vita: “Giovinetto, dico a te, alzati!”.

E il morto si è “seduto sopra” la bara e ha cominciato a parlare. La morte-bara che stava portando come un trofeo la sua vittima, si ritrova improvvisamente sconfitta e il morto gli sta sopra come fanno i vincitori; il silenzio, da simbolo inequivocabile della morte, viene squarciato dalla parola. Il morto da immobile siede vittorioso, da muto diviene parlante.

(continua nell’audio-riflessione)

Print Friendly