Pope Francis speaks during his "Urbi et Orbi" address from a balcony in St. Peter's Square at the Vatican

SE QUALCUNO PENSASSE CHE IL PAPA FA SCENA…. CI RIPENSI… VI RACCONTO UNA STORIA

LA FOTO PIU’ BELLA DEL MONDO

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Un giorno, alcuni anni fa, un bambino gravemente paralitico, in mezzo alla confusione di una pausa di un ritiro spirituale, per famiglie, che stavo predicando, si spinse dalla sedia a rotelle nella quale sprofondava e si aggrappò a me. Io, fino a quel momento, non avevo mai preso in braccio un bambino paralitico. Mi era capitato di avere un contatto fisico con dei moribondi, e perfino che qualcuno spirasse tra le mie braccia mentre stavo impartendo l’ultima assoluzione e il viatico.

Fu per me una esperienza terrificante. Ero giovanissimo prete, primissimi anni di sacerdozio. Ma un bambino paralitico…. qualcosa dentro di me mi spingeva lontano quando, negli anni in cui stavo ancora in parrocchia, mi si avvicinava un genitore per chiedere una benedizione per un figlio ammalato. Impartivo la benedizione… ma dentro di me supplicavo che non mi chiedessero di toccarlo.

Mi era andato “bene” fino a quel momento. Nella confusione di quella pausa, mentre parlavo con degli amici che partecipavano al ritiro, mi sentì tirare per la giacca. Capì che era un bambino che voleva essere preso in braccio. Avevo da sempre un rapporto speciale con i bambini. Quelli sani. Mi riconoscevano istintivamente… uno di loro…

Senza guardare, continuando a parlare, allargai le braccia e mi ritrovai un bambino, piccolo piccolo che mi stringeva il collo. Qualcosa non andava. La gestualità non era quella usuale di un normale bambino. Mi girai… ed era un bambino… paralitico.

Io non avevo pregiudizi verso i bambini malati. Avevo paura. E la paura si estendeva a quella di toccarli. Rimasi agghiacciato. Gli amici con cui parlavo se ne accorsero. Non sapevo cosa dire. Io… stavo predicando un ritiro spirituale!!!!

In un attimo, quel bambino mi svelò quanto fossi io… il paralizzato!

Rimasi di ghiaccio. Ero in panico. Per un attimo volevo darlo a qualcuno. Al primo che se lo sarebbe preso. Cercavo la mamma. Non la trovavo. Il bambino si stringeva a me. Capì che con quel bambino dovevo fare i conti finché non fosse tornata la mamma. Era piccolo, stretto come in un pugno. Crevdo potesse avere tre o quattro anni al massimo.

Vi risparmio il racconto di quello che avvenne dentro la mia anima in quei pochi minuti, di come lo Spirito Santo operò la mia conversione. Non sono un prete da mezze parole né da parole nascoste… La paura, il panico, il cedimento, l’accettazione, la resistenza, i rigurgiti di rifiuto, poi ancora il cedimento… e poi… alla fine…

Vi dico solo questo. Alla fine, anche se non avevo superato del tutto il disagio, avevo scoperto una dimensione essenziale della mia vocazione al sacerdozio, una che avevo volentieri seppellito sotto la veste del… predicatore: quella di essere PADRE per questi ultimi.

Ma il vero miracolo era che Dio si stava rivelando PADRE verso di me, attraverso l’abbraccio di questo suo piccolo crocifisso prediletto. Che mi teneva stretto dentro una morsa. Alla fine cedetti anche io. E l’ho stretto con tutte le energie che avevo. E ho continuato a stringerlo fin che ho potuto e finché non fosse tornata la mamma e bisognava ricominciare il ritiro.

Dio si rivelava PADRE di tutti, soprattutto dei più deboli. E io scoprivo la dimensione PATERNA della mia vocazione, per mezzo del gesto inatteso di uno dei piccoli di Dio.

E questo piccolo si presentava a me FIGLIO. Figlio in tutti coloro che da quel momento in poi avrei incontrato sulla mia strada, per sempre.

PER QUESTO COMPRENDO L’ABBRACCIO DI PAPA FRANCESCO A QUEL BAMBINO. E SE A QUALCUNO VENISSE IN MENTE L’IDEA CHE SI TRATTI SOLO DI SCENA PER RILANCIARE L’IMMAGINE DEL PONTIFICATO…. CI RIPENSI. 

E.C.

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