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Risolto il mistero della scomparsa delle api

 

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La sofferenza delle api, predetta da Rudolph Steiner, mette in serio rischio la sopravvivenza del genere umano e degli ecosistemi. Finalmente degli studi indicano, in maniera definitiva quali sono le colpe dell’uomo. La sfida è cambiare il modo in cui facciamo le cose. A questo proposito, traduciamo un importante articolo comparso recentemente sul blog della Reuters.

 

Se si trattasse di un libro, sarebbe criticato per via della sua trama esagerata – colonie in salute che scompaiono in una notte, senza lasciare traccia, i corpi delle vittime mai ritrovati. Ma in questo caso non si tratta di fiction: è quello che sta succedendo nella realtà ad un terzo degli alveari commerciali, più di un milione di colone ogni anno. Comunità apparentemente in salute volano via, senza più tornare. La regina e madre dell’alveare viene lasciata sola, a morire di fame.

Migliaia di scienziati ed interessati hanno cercato di stabilire le cause di queste scomparse. Secondo Kevin Hackett, il capo del programma nazionale statunitense d’impollinazione, facente capo al Dipartimento dell’Agricoltura:”Questa è la minaccia più grave alle nostre fonti di cibo”

Recentemente, le prove sulle cause del CCD (Colony Collapse Disorder) erano considerate ancora inconclusive, ma tre nuovi studi indicano decisamente un colpevole che molti sospettavano fin dal principio, una classe di pesticidi, nota come neonicotinoidi.

Questi pesticidi, prodotti principalmente dal gigante della chimica tedesca Bayer, nei soli Stati Uniti vengono usati su una superfice immensa di 142 milioni di acri. Su mais, grano, soia e cotone. I neonicotinoidi sono anche un ingrediente comune nei prodotti da giardino.

Una ricerca pubblicata lo scorso mese sul prestigioso “Journal of Science” indica che i neonicotinoidi vengono assorbiti dal sistema vascolare delle piante e contaminano il polline ed il nettare con cui le api vengono in contatto. Il veleno agisce sul sistema nervoso delle api, stordendo le vittime e danneggiando la loro capacità di orientamento, il che sembra spiegare la loro incapacità di tornare alle arnie.

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Un altro studio pubblicato su “American Chemical Society’s Environmental Science and Technology journal” collega il rilascio di polvere contenente nicotinoidi, che avviene al momento della semina con “effetti letali compatibili con il fenomeno della scomparsa delle colonie”.

Gli entomologi dell’ università Purdue hanno osservato che le api dei nidi infetti mostrano tremori, movimenti scoordinati e convulsioni, tutti segni di avvelenamento acuto. In un ulteriore studio, gli scienziati della “Harvard School of Public Health” hanno ricreato il CCD in varie colonie somministrando semplicemente piccole dosi di un neonicotinoide molto usato, l’imidacloprid.

Comunque, gli scienziati credono che l’esposizione a pesticidi tossici sia solo uno dei fattori che hanno portato al declino delle api da miele. La distruzione e frammentazione degli habitat delle api, dovuto alle costruzioni ed alla diffusione della monocoltura, riduce la diversità della dieta degli impollinatori. Ciò ha già portato all’estinzione di molte varietà di api selvatiche.

Anche l’uso di OGM, alcuni dei quali contengono insetticidi nella loro struttura genetica, potrebbe essere causa di avvelenamento delle api, dell’indebolimento del loro sistema immunitario.

Ogni primavera milioni di colonie di api vengono trasportato con i camion nella valle centrale della California, ed in altre aree agricole, per rimpiazzare gli impollinatori selvatici, ormai praticamente scomparsi in gran parte della nazione. Queste api vengono nutrite con sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, invece che con il loro miele nutriente. Nello sforzo di aumentare la produttività, ora le regine vengono inseminate artificialmente, il che ha portato ad una drastica ed inquietante riduzione della diversità genetica delle api.Inoltre le api vengono irrorate con composti chimici per ridurre gli acari ed altri patogeni che hanno vita facile nelle colonie commerciali superaffollate.

Nel 1923 Rudolph Steiner, il fondatore tedesco dell’agricoltura biodinamica, precursore del moderno movimento del biologico, predisse che entro cento anni le tecniche artificiali industriali, utilizzate per la nascita delle api, avrebbero portato la specie al collasso . La sua profezia si è rivelata molto accurata!

Le api da miele sono state paragonate ai canarini da miniera. La loro scomparsa è il modo in cui la natura ci avverte di come le condizioni del mondo intorno a noi siano peggiorate. Le api non sopravviveranno a lungo se non cambieremo le pratiche di gestione commerciale delle colonie, e se non elimineremo le tossine mortali dal loro ambiente. La morte su grtande scala degli impollinatori metterebbe in pericolo le fonti di cibo del mondo e devasterebbe gli ecosistemi che dipendono da queste creature. La loro perdita avrebbe un impatto sulla vita della terra paragonabile a quello del cambiamento climatico.

Questo, comunque, è un disastro ancora evitabile. La Germania e la Francia hanno già bandito l’uso dei pesticidi implicati nella morte delle api. C’è ancora tempo per salvare le api, lavorando con la natura invece che contro di essa. Secondo l’autore ambientalista Bill McKibben:

“C’è un limite oltre il quale non possiamo conformare la natura al nostro modello industriale. Il collasso delle api è un avvertimento, e l’intelligenza di pochi apicultori, nel capire come lavorare con le api non come padroni, ma come partner, offre una chiara speranza per molti dei nostri dilemmi ecologici.”

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Traduzione di Enrico Carotenuto

fonte:http://blogs.reuters.com/great-debate/2012/04/09/mystery-of-the-disappearing-bees-solved/

Prelevato dal sito web: http://coscienzeinrete.net/ecologia/item/260-risolto-il-mistero-della-scomparsa-delle-api

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