Obiezione di coscienza e libertà religiosa: l’attacco delle lobby LGBT

Davanti alle persone gay credo che bisogna usare lo stesso rispetto di ogni altro cittadino del mondo. Come disse Papa Francesco, non sta a noi giudicare la coscienza di chi, con cuore sincero cerca la via di Dio. Sento di aggiungere che non sta a noi giudicare le coscienze di chi, professandosi gay, cerca con tutto il cuore di vivere una vita onesta e dignitosa, indipendentemente che cerchino Dio o no. L’avere un cuore retto e sincero è un fattore chiave con cui costruire sé stessi. Da cattolico, ci poniamo molte domande sul fenomeno gay. Ma il vero cristiano non scenderà dall’alto con la scure per pronunciare condanne eterne che spetta solo a Dio pronunciare, caso mai Egli pronunci condanne eterne (ovvero nel caso in cui non sia l’uomo a pronunciare su se stesso la condanna dell’esclusione dall’amicizia con Dio).

Altra cosa, completamente distinta (anche se non separata) è la questione ideologica del gender, il movimento delle lobby e di milioni di dollari che vengono investiti per smantellare le radici della società tradizionale, come se essa fosse un male in sé, un male assoluto, da distruggere a ogni costo.

Uno può e deve rispettare le persone gay. Ma può anche porsi la domanda: cosa c’entra lo sfogo di tanta volgarità nelle giornate del gay pride (vedi immagine sotto), con la rivendicazione del riconoscimento dei propri diritti in quanto gay. Qui esiste una linea di demarcazione.

Per questo scatta, legittima, la reazione del mondo cattolico, e anche non cattolico, che rifiuta con fermezza l’infiltrazione, nella nostra legislazione, di norme, sia camuffate sia esplicite, che danno potere di mettere le mani sui nostri bambini, di entrare nelle loro menti, mettervi dentro i pilastri di una cultura artificiale. Quella dell’ideologia gender, dunque, sembra profilarsi, in questo tratto di storia che stiamo vivendo, come una delle più grandi minacce all’umanità. Lo aveva già affermato Papa Benedetto XVI.

E.C.

 

Gay pride_02

 

L’agenda degli attivisti LGBT prevede l’abbattimento delle garanzie normative della libertà religiosa (un diritto che somiglia abbastanza, in questo contesto, a quello che noi chiamiamo diritto all’obiezione di coscienza).

La Catholic News Agency (CNA) americana ha pubblicato un interessate e allarmante articolo in cui rilancia le dichiarazioni di Tim Sweeney al forum esecutivo della Out & Equal Workplace Advocates, tenutosi a San Francisco nella scorsa primavera.

Sweeney è stato direttore della Evelyn & Walter Haas, Jr. Fund e presidente della Gill Foundation, fino al 2013. Aprendo il link all’articolo della CNA potrete leggere dei milioni di dollari che queste e altre fondazioni ad esse collegate fanno girare non tanto e non solo per finanziare i Pride e l’attivismo LGBT,  ma per fare azione di lobbying al fine di abolire leggi come le Religious Freedom Restoration Acts.

Queste norme, a supporto del I emendamento della Costituzione americana che garantisce la libertà religiosa, sono nate inizialmente a tutela delle minoranze – come i nativi d’America – che per questioni religiose e culturali non volevano adeguarsi a determinate normative in materia di edilizia, piani regolatori ecc.

Da ultimo queste leggi sono state invocate a difesa di coloro che per motivi etici non ritengono di adeguarsi alle leggi sull’aborto e sulla contraccezione (è il caso della catena di negozi  Hobby Lobby). Sono le norme invocate – ahinoi non sempre con successo – dai pasticceri, fiorai e ristoratori che non vogliono lavorare in occasione di matrimoni gay.

Queste leggi, quindi, sono considerate “omofobe”. Sono leggi che ostacolano il riconoscimento dei “nuovi diritti civili” agli omosessuali, perciò sono leggi che vanno abolite nel giro di tre anni (così ha detto Sweeney, che si proclama ipocritamente strenuo difensore della libertà religiosa, e “contrario a tutte le discriminazioni”: quindi la sua libertà religiosa de facto si limita alla libertà della sola “religione” omosessualista… ).

Già in Indiana l’azione di lobbying è riuscita a far cambiare la legge.

I milioni di dollari investiti in questa attività sono forniti anche dasponsor di tutto rispetto (e sostanza): Bain & Company, Comcast, Dell, Freddie Mac, Hilton Worldwide, Oracle, e Pricewaterhouse Coopers, Walt Disney Company, Wells Fargo, Deloitte, Hewlett-Packard, Intuit e la media company di Thomson Reuters.

Quel che accade in USA accade anche in Europa, a maggior ragione, dove il laicismo è per certi versi più diffuso e radicato (si veda la Francia o il Regno Unito).

Ecco perché ci preme chiedere a coloro che con la massima attenzione e sensibilità ai “nuovi diritti” dei gay vogliono approvare il ddl Cirinnà, di prevedere almeno anche il diritto all’obiezione di coscienza dei soggetti terzi coinvolti nelle “unioni civili”: chi fosse davvero uno strenuo difensore dei diritti inviolabili dell’uomo deve coerentemente riconoscere tra essi l’obiezione. Ma visti gli attacchi che subiscono gli operatori sanitari che si rifiutano di praticare l’aborto, abbiamo motivo di ritenere che questa coerenza coi “nuovi diritti” davvero non s’accompagni.

Fonte: http://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/obiezione-di-coscienza-e-liberta-religiosa-lattacco-delle-lobby-lgbt/

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