Il mestiere di esperto della vita altrui


Il motto di dire cose giuste e farne di sbagliate è molto diffuso in ogni ambito, perché vige un mestiere che non passa mai di moda. Si chiama “esperto di vite altrui”.

Questo mestiere gratuito si esplica nel fare sempre i maestri e i moralisti con la vita degli altri ma quasi mai chi fa questo comprende che ogni vero cambiamento, fosse anche quello del tuo prossimo che sbaglia, nasce sempre dal cambiamento di se stessi.

La mia conversione è l’unica predica che gli altri accetteranno. La mia coerenza è l’unico argomento convincente agli occhi di chi mi guarda. La mia testimonianza è l’unico modo che noi abbiamo per rendere visibile ciò che crediamo.

In questo senso Gesù dice di non chiamare nessuno “maestro o padre”, perché l’unico vero Maestro e Padre sta in cielo e noi siamo tutti sulla stessa barca. E siamo autorizzati ad essere padri e guide solo se siamo segno Suo e non nostro.

La memoria di avere bisogno, di non essere degli arrivati, di non bastare a se stessi, ci aiuta ad avere parole credibili e ragionamenti molto umani.

Infatti noi perdiamo di umanità quando ci dimentichiamo di venire dalla medesima condizione, di avere le stesse domande, e di sperimentare la stessa debolezza.

Ricordarselo ci umanizza. Ricercare lo sguardo compiaciuto e ammirato dell’altro delle volte ci spinge ad essere attori, non veri discepoli.

Non si può emulare la verità, il bene, la giustizia, l’onestà. Chi recita in questi ambiti prima o poi commette sempre qualche passo falso che fa crollare tutto il castello. È lo scandalo a cui sovente assistiamo tutti, e che rappresenta un rischio anche per noi.

Don Luigi Maria Epicoco

Commento al vangelo di Matteo 23,1-12

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