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La riqualificazione energetica

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La questione energetica e le costruzioni

 

È un tema di grande attualità: finalmente sappiamo che costruire edifici a basso consumo energetico non sarà demandato alla sensibilità del progettista o del committente ma sarà un obbligo di legge. Il recepimento della Direttiva Europea 2010/31/UE significa che in pochi anni passeremo a costruire solo edifici a “energia quasi zero”.

È un passo importante, soprattutto in termini di approccio al problema energetico. In realtà, tenendo conto che le nuove costruzioni saranno solo una piccola porzione dell’enorme patrimonio edilizio, sul fronte energetico questo fatto potrà contribuire solo in minima parte. Il grosso del patrimonio edilizio esistente, costituito come sappiamo da edifici molto energivori, pone sul tavolo la vera questione del prossimo futuro.

La situazione attuale si può dunque suddividere in due grandi macro-questioni:
– nuovi edifici: dovranno essere a “energia quasi zero”.
– edifici esistenti: pur considerando i numerosi vincoli presenti, dovranno essere riqualificati nell’ottica di tendere per quanto possibile al medesimo obiettivo di “energia quasi zero”.


La vera sfida riguarda naturalmente gli edifici esistenti. 
In questo scenario possiamo immaginare quale sarà l’andamento del mercato immobiliare prossimo venturo e come si potrà intervenire. Le considerazioni da cui partire sono:

1. Oltre il 35% del consumo di energia è ascrivibile agli edifici. Si tratta di una quota importante, dello stesso ordine di grandezza del fabbisogno per i trasporti e per l’industria.
2. Il costo dell’energia è destinato a salire. Il ricorso alle fonti convenzionali (esauribili) ci impone questo scenario.
3. La classificazione energetica degli edifici (“Certificazione Energetica”), con documentazione obbligatoria da allegare ai rogiti ed eventualmente ai contratti di locazione, comporta una nuova scala nel determinare il valore degli immobili, di fatto rivoluzionando il mercato immobiliare.
4. La legislazione procede, con inasprimenti successivi, ad imporre azioni volte al risparmio di energia.
5. Dove il legislatore non può esercitare un’azione coercitiva (patrimonio esistente) si mettono in campo altre azioni (tipicamente: incentivi fiscali) che aiutino il mercato ad andare nella stessa direzione.

Risulta evidente, quindi, che il percorso è segnato. È dunque opportuno analizzare l’edilizia esistente dal punto di vista energetico. La situazione attuale si può così riassumere:

– gli edifici costruiti prima della Legge 373/76 hanno mediamente un fabbisogno energetico di oltre 250 kWh/m2 per anno.
– gli edifici costruiti nell’arco di tempo che intercorre tra l’entrata in vigore della Legge 373/76 e la Legge 10/91 hanno mediamente un fabbisogno energetico di oltre 170 kWh/m2 per anno.
– gli edifici costruiti dopo l’entrata in vigore della Legge 10/91 hanno mediamente un fabbisogno energetico di oltre 130 kWh/m2 per anno.

A titolo di raffronto, indicativo ma non esaustivo, le costruzioni attuali (con la “Certificazione Energetica”) presentano dei consumi dell’ordine di 30 60 kW/m2 per anno. Definito il “quadro generale”, è necessario riflettere sulle modalità con cui intervenire per la riqualificazione. È possibile suddividere il tipo di intervento in due grandi macro-categorie:

1. intervento “pesante”. È possibile intervenire sia sull’edificio che sugli impianti perché l’edificio stesso è sufficientemente libero (privo di inquilini) e non vi è la presenza di particolari altri vincoli pratici o burocratici (Soprintendenza, impatto ambientale, vincolo amministrativo, ecc.). In questa situazione l’intervento di riqualificazione può essere così profondo da presentare poche (ma sostanziali) differenze rispetto ad un intervento di nuova costruzione.


2. intervento “leggero”. Si è in presenza di forti vincoli ambientali, con la possibile aggiunta del fatto che l’edificio è utilizzato (presenza di inquilini). È evidente che in questa situazione l’entità dell’intervento di riqualificazione deve per forza di cose accettare dei compromessi.

L’edificio nuovo

Al fine di rendere l’edificio meno energivoro anzitutto si lavora sull’involucro edilizio. La tendenza attuale è quella di andare oltre i limiti imposti per legge e migliorare nettamente le trasmittanze dei muri (tipicamente con il sistema “a cappotto”), dei solai e dei tetti, le trasmittanze delle superfici trasparenti, la cura nell’eliminazione dei “ponti termici”, con particolare attenzione ai giunti di fondazione e all’attacco infisso-muro.

I moderni serramenti, posati in opera a regola d’arte, garantiscono anche un’ottima tenuta al vento (che si verifica con la prova “blower door test”), e questo potrà garantire, oltre a un efficace isolamento termico, l’assenza di passaggio di vapore e di conseguenza l’assenza di condensazioni superficiali e interstiziali.

Un edificio con queste caratteristiche è un buon passo avanti rispetto al passato sul fronte del contenimento dei consumi energetici, ma costringe a ripensare completamente gli impianti. Gli impianti tecnologici a servizio degli edifici, infatti, hanno lo scopo di garantire il comfort termoigrometrico agli occupanti e dovranno gestire tre parametri fondamentali:

1. temperatura
2. umidità
3. qualità dell’aria

I moderni edifici sono stati resi praticamente “ermetici”, dunque l’effetto di “aerazione”, cioè il naturale ricambio dell’aria ambiente, non potrà più avvenire in modo naturale attraverso i tradizionali “spifferi”. Il rinnovo dell’aria ambiente, necessario per la salubrità delle persone (diluizione degli inquinanti dell’aria indoor, eliminazione dell’umidità prodotta dalla presenza e dall’attività umana) dovrà essere effettuato meccanicamente con un impianto di ventilazione meccanica controllata (VMC).

Questo è da considerarsi il primo effetto sugli impianti determinato dal moderno modo di costruire; è necessario però evidenziare come la drastica riduzione delle dispersioni termiche invernali per trasmissione attraverso muri e vetri abbia fatto divenire percentualmente molto rilevante l’energia termica necessaria per la ventilazione (era il 10% del totale ai tempi della Legge 373/6, costituisce fino ad oltre il 50% del totale in un moderno edificio).

Ecco dunque che l’impianto VMC sarà opportunamente del tipo a doppio flusso con recupero di calore, potendo in tal modo recuperare il 70%-90% dell’energia termica contenuta nell’aria esausta di espulsione.

Per il controllo ottimale di temperatura, umidità e qualità dell’aria, gli impianti si dovranno dotare di un’intelligenza, la termoregolazione, che garantisca in ogni momento il massimo comfort e il minimo dispendio di energia.

L’impianto termico dovrà necessariamente essere energeticamente efficiente: ecco perché si fa riferimento agli impianti di climatizzazione radiante. Questi presentano la rilevante caratteristica di offrire un comfort ambientale migliore con un minore fabbisogno di energia. Ma anche gli impianti dovranno subire delle evoluzioni, al fine di essere maggiormente aderenti alle necessità dei moderni edifici: dovranno fornire potenze molto ridotte (rispetto al passato), ma essere più “reattivi”, cioè veloci per rispondere alle esigenze dell’ambiente asservito.

La filosofia generale dell’impianto radiante è: grandi superfici, piccole differenze di temperatura. Questa interessante peculiarità apre la strada alle energie rinnovabili, perché un impianto radiante può sfruttare convenientemente il calore fornito dalle pompe di calore (PdC), dal solare termico, ecc. Così come permette anche le fonti di energia convenzionali (caldaie a condensazione) o alternative (biomassa, cogenerazione, ecc.).

RDZ grazie all’innovativo sistema Radiant Design Zone è in grado di fornire l’impianto radiante, a pavimento, soffitto e parete, il sistema di trattamento dell’aria e il sistema di termoregolazione, di farli dialogare insieme per garantire il clima ideale durante tutto l’arco dell’anno. Con un comfort elevato, un’aria sana e pulita, un alto risparmio energetico e tutta la libertà di vivere gli spazi grazie a un impianto invisibile.

Per obbligo di legge e per opportunità energetica il nuovo edificio avrà un impianto solare termico (garantisce l’autonomia nella produzione di ACS per la maggior parte dell’anno) e un impianto solare fotovoltaico, la cui produzione sarà in tutto o in parte utilizzata dalla pompa di calore.

Come si potrà evincere da queste semplici note, la tecnologia attuale è in grado di realizzare edifici “a energia quasi zero” (anzi, questi nuovi edifici possono produrre più energia di quanta ne consumano) grazie a canoni costruttivi assolutamente nuovi e a una rivoluzione degli impianti.

Riqualificazione “pesante” e “leggera”

Come accennato sopra, nei casi in cui ci siano pochi vincoli (architettonici, amministrativi, ecc.) si potrà procedere con interventi assimilabili ad una nuova costruzione. Anche in questo caso la soluzione tipo potrà prevedere:

• per l’edificio: isolamento dei muri (cappotto), dei solai, dei tetti; sostituzione dei vecchi infissi con nuovi, a bassa trasmittanza e tenuta al vento; eliminazione, fin dove possibile, dei ponti termici;

• per gli impianti: impianto radiante a pavimento oppure a soffitto (anche a parete); controllo della qualità dell’aria a mezzo di ventilazione meccanica con recupero del calore; produzione dell’energia con pompa di calore; impianto solare termico, impianto solare fotovoltaico.

La vera sfida riguarderà naturalmente tutti gli edifici molto vincolati e abitati. Le possibilità di intervento saranno in molti casi limitate come anche i risultati. Sarà possibile:

• per l’edificio: migliorare l’isolamento termico dei muri, spesso agendo dall’interno. Sarà necessario “rubare” poco spazio (il progresso tecnologico potrà mettere a disposizione nuovi materiali e/o nuove soluzioni). Non sempre sarà possibile agire sull’isolamento dei solai e del tetto. Normalmente sarà possibile la sostituzione degli infissi. Probabilmente poco si potrà fare per i ponti termici strutturali, mentre si potranno eliminare quelli relativi ai giunti infisso muro.


• per gli impianti: se sarà possibile, si potranno sostituire con sistemi radianti; in caso contrario saranno depotenziati (utilizzo di temperature più moderate). Si dovrà sempre provvedere al controllo della qualità dell’aria: se non sarà possibile l’installazione di ventilazione meccanica con recupero del calore si dovrà optare per soluzioni meno invasive (ma anche meno performanti). Sarà sempre auspicabile la sostituzione del vecchio generatore di calore con uno nuovo più moderno ed efficiente, ma non sempre si potrà optare per la pompa di calore; spesso non si potrà installare l’impianto solare termico; lo stesso vale anche per l’impianto solare fotovoltaico
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(FONTE: http://www.retesicomoro.it/Objects/Pagina.asp?ID=6096)
 

(articolo tratto da Inside RDZ, periodico d’informazione tecnica)

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