La preghiera che nasce dalla fede e che rafforza tutto l’uomo

(adattamento di un articolo di Carlo Molari, La logica della preghiera, sulla rivista Rocca, Assisi, 15.11.2010)

La preghiera è un atteggiamento spontaneo della religiosità umana. Lo stupore di fronte  al creato si traduce in lode, la gioia dei doni ricevuti  in ringraziamento, la condizione di necessità in supplica, il bisogno in invocazione. Secondo, quindi i diversi aspetti dell’esperienza umana, la dimensione religiosa dell’uomo fa fiorire molte forme di preghiera.

Quando la religiosità e il mondo di Dio sono anche il distintivo di una epoca e di una sua cultura – come lo fu il Medioevo – queste dinamiche sono accentuate. Oggi – in cui è l’uomo, anzi la sua tecnica al centro della cultura – queste dinamiche vivono complesse  modificazioni, fino a spegnersi. In realtà, un certo fuoco resta sempre sotto la cenere.

Dato però che nella religiosità al centro c’è l’uomo e il mondo della sua esperienza, la preghiera non è immune da ambiguità e da errori, che dipendono da una sbagliata  o inadeguata immagine di Dio e della sua azione. Questi errori sono tra le molte cause dello stesso ateismo, come afferma il Concilio:

“Nella genesi dell’ateismo possono contribuire non poco i credenti, nella misura in cui, per aver trascurato di educare la propria fede, o per una presentazione ingannevole della dottrina, od anche per i difetti della propria vita religiosa, morale e sociale, si deve dire piuttosto che nascondono e non che manifestano il genuino volto di Dio e della religione” (GS 19).

Essendo questo ateismo “un fenomeno non originario, ma derivato”, esso sfida la nostra maturità spirituale. Continua infatti così il Concilio:

“Il rimedio all’ateismo, lo si deve attendere sia dall’esposizione adeguata della dottrina della Chiesa, sia dalla purezza della vita di essa e dei suoi membri. La Chiesa infatti ha il compito di rendere presenti e quasi visibili Dio Padre e il Figlio suo incarnato, rinnovando se stessa e purificandosi senza posa sotto la guida dello Spirito Santo. Ciò si otterrà anzi tutto con la testimonianza di una fede viva e adulta, vale a dire opportunamente formata a riconoscere in maniera lucida le difficoltà e capace di superarle” (GS 21).

La prova di un’epoca areligiosa ci chiama in causa e ci serve, quindi, per purificare la nostra religiosità e illuminarla con la luce del Vangelo e con l’esperienza della vita di Gesù.

La preghiera, soprattutto quella di domanda, non serve per far conoscere a Dio ciò di cui abbiamo bisogno, né vuole sollecitarlo a fare qualcosa che non sta facendo, ma è ordinata a cambiare noi che preghiamo, per essere in grado di capire ciò che la vita esige e di realizzarlo. Pregare è metterci in sintonia con l’energia creatrice che alimenta il nostro sviluppo di creature, rendendoci capaci di accogliere, esprimere e comunicare forza vitale in modo più profondo.

La preghiera per l’esercizio della fede che implica, amplia la nostra capacità di accogliere la forza vitale per diventare capace di agire in modo nuovo. La preghiera, in conclusione, non cambia Dio, ma noi stessi. Per questo non servono molte parole, ma molta concentrazione, come dice Gesù: «non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate» (Mt 6,8).

La continuità della preghiera è necessaria sia per la durezza del cuore da cambiare, sia per la ricchezza dei doni vitali da interiorizzare. Più infatti cresciamo interiormente, più la vita si espande e aumenta l’esigenza di aprirci al flusso dello Spirito per accogliere e far fiorire i suoi doni. Gesù insegnava a pregare sempre (Lc 18,1), non tanto dicendo formule, quanto incontrando Dio.

Nel cosmo e nella storia Dio non fa nulla in più di ciò che operano le creature. La forza creatrice non agisce accanto o al posto delle cose o delle persone, ma le alimenta in modo che esse siano e possano operare. Noi sviluppiamo pienamente la nostra dimensione interiore quando viviamo secondo questa consapevolezza. La preghiera è appunto il metodo per realizzare la piena sintonia con l’attiva presenza di Dio in noi in modo da far fiorire compiutamente le sue diverse dimensioni.

Siccome opera nel cosmo e nella storia sempre e solo attraverso creature, Dio assume i loro limiti, sia spaziali che temporali. Egli esprime attraverso di loro solo ciò che esse sono in grado di portare. Il dono di Dio, perciò, si sviluppa nel tempo e non può essere accolto totalmente in un istante. Dio, perciò, nella storia umana e nel cosmo può esprimere la sua perfezione solo a piccoli frammenti nella successione degli eventi storici. Dio è onnipotente in sé e nel compimento finale quando sarà tutto in tutti (l Cor 15, 38).

Tutto è dono e resta sempre tale. L’uomo non diventa mai il Vivente. La condizione per realizzare una interiorizzazione piena è la consapevolezza che la creatura è un nulla attraversato continuamente da una forza creatrice, un vuoto in cui risuona sempre una Parola originaria. Quando la persona opera con tale convinzione, si lascia investire dalla forza creatrice e consente alla Parola di attraversarla, rendendola viva. Anche le sue contraddizioni pian piano si dileguano. La preghiera esercita allora la sua completa funzione.

Pregare in segreto

Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”. (Mt 6,5)

 La vera preghiera. Il Padre Nostro

Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:  Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.

Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

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