Immigrati_barcone_01

Immigrati – Morire di sete in mare verso l’Italia

Il dramma dei 54 somali ed eritrei morti su un barcone alla deriva partito dalla Libia. La denuncia di padre La Manna: «Possibile che nessuno abbia visto?»

Missionline 11/07/2012

Ancora una strage di migranti al largo delle nostre coste: in 54 partiti dalla Libia su un barcone con l’obiettivo di raggiungere le coste italiane sono morti di sete a uno a uno nell’arco di quindici giorni, come ha raccontato l’unico superstite tratto in salvo e ricoverato in un ospedale in Tunisia.

L’ennesima tragedia inaccettabile a un passo da casa nostra, che ha visto per protagonisti profughi in fuga da due Paesi tormentati da conflitti come la Somalia e l’Eritrea. Eppure è una notizia che sta passando via come un titolo ormai di rito nei notiziari di oggi. E allora vale assolutamente la pena rilanciare le parole dure di commento di padre Giovanni La Manna, il presidente del Centro Astalli, da anni in prima linea nell’assistenza ai rifugiati: «Come è possibile – si chiede in questo comunicato – che nessuno si sia accorto di quanto stava accadendo su quell’imbarcazione carica di disperati in cerca di salvezza, in un tratto di mare su cui ogni giorno molte navi fanno rotta?».

La vicenda di queste morti riporta in primo piano il dramma dei respingimenti in mare raccontato dal regista Andrea Segre nel film «Mare chiuso», di cui parlavamo in questo articolo nel numero di maggio di Mondo e Missione.

Guarda qui sotto il trailer di questo film che racconta il Mediterraneo con gli occhi dei profughi

Questa procedura nel febbraio scorso è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani e non è più praticata. Eppure il dramma nel Mediterraneo non è finito. I volti delle persone che fuggivano su quel barcone e sono morti di sete sono identici a quelli mostrati in questo video. E continuano a gridare alle nostre coscienze.

 

 

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=xuJM8KoTHmU – !

 

Print Friendly