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Il Vangelo “a uso islamico” scatena la polemica

La questione non riguarda la Chiesa cattolica, ma è di grande interesse perché ci aiuta a capire cosa c’è a rischio quando si sceglie di sottoporre la Sacra Scrittura a interpretazioni non fedeli, per “venire incontro ai bisogni del tempo presente”. (E.C)

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La denuncia della Alleanza delle chiese protestanti in Turchia

Marco Tosatti – Vatican Insider 19/05/2012

Roma

Una nuova traduzione della Bibbia in turco, che modifica ogni riferimento a Dio come a “Padre”, e naturalmente a Gesù il Cristo come al “Figlio di Dio” è “inaccettabile e inutilizzabile”, denunciano i rappresentati della Alliance delle Chiese protestanti in Turchia. “Come leader delle Chiese protestanti locali – scrivono in una nota i responsabili evangelici – troviamo le traduzioni ingannevoli di questi termini importantissimi e fondanti del Nuovo Testamento sbagliati e estremamente negativi. E certamente non possiamo approvarli”.

Critiche molte aspre sono giunte anche da Biblical Missiology, uno dei gruppi, che ha postato l’indignazione dei suoi rappresentanti in Turchia sul suo sito web. “Come fa ‘l’Occidente’ a sapere che cosa è meglio per le Chiese nazionali in terra di frontiera, che sono sotto ogni genere di pressione, che hanno sacrificato la loro vita per il Vangelo e devono vivere con le conseguenze di queste traduzioni e metodologie?” ci si chiedeva nella lettera.

La controversia vede sul banco degli accusati Wycliffe Bible Translators, the Summer Institute of Linguistic (SIL) e Frontiers; tre organismi protestanti che hanno prodotto traduzioni della Bibbia che rimuovo, o modificano termini che potrebbero risultare offensivi alla mentalità islamica. Le traduzioni, come abbiamo detto, modificano i riferimenti a Dio padre e al Figlio di Dio. Un esempio può essere visto nella versione in arabo del Vangelo di Matteo, edito da Frontiers e dal SIL. Matteo 28:19 risulta così modificato: da “battezzarli nel nome del padre, del Figlio e dello Spirito Santo” a “purificarli con l’acqua nel nome di Allah, del suo Messia e del suo Santo Spirito”.

Wycliffe Bible Translators nelle fasi iniziale della controversia aveva difeso l’iniziativa, affermando che “gli appellativi (Padre e Figlio, n.d.r.) non sono rimossi, ma mantenuti in un modo che non comunica un significato scorretto. Il problema non quello che il termine greco è offensivo per i musulmani, ma che sfortunatamente per alcuni lettori le traduzioni tradizionali possono implicare che Dio fa sesso con le donne, e dare ai lettori l’impressione che la traduzione è corrotta”. In seguito sembra però che Wycliffe abbia dato l’assenso a rivedere la sua politica in cooperazione con la World Evangelical Alliance, una rete di Chiese evangeliche che ha il progetto di affidare il problema a una commissione di esperti.

E il problema non si limita alla sola Turchia. Molti capimissione evangelici, che in precedenza erano musulmani, in diverse parti del globo, e cristiani locali dei Paesi in cui queste traduzioni sono in uso elevano proteste, che adesso hanno preso forma di una petizione per porre fine a queste traduzioni. Anche perché, almeno a quanto affermano gli evangelici turchi, è da tempo che un allarme è stato lanciato. “Per evitare che i cittadini turchi, cristiani o no, siano esposti a una dottrina sbagliata, e a incomprensioni, il comitato di traduzione ha ricevuto una richiesta di cambiare i punti che si pensava minassero la teologia cristiana”. Ma i traduttori hanno continuato a tradurre “Rappresentante di Dio” invece di Figlio di Dio, “Mevla (protettore, ausiliario)” per Padre e “abluzioni di penitenza” per battesimo.

I protestanti turchi non sono stati i primi a prendere una posizione molto ferma contro le traduzioni “islamizzate”. La Chiesa del Bengala si è espressa con grande severità, e la stessa cosa è accaduta in Malaysia, dove fra l’altro la polemica sull’uso del termine “Allah” da parte dei cristiani per indicare Dio si trascina da anni, a dispetto di una sentenza della Corte costituzionale. “Come Chiesa in un Paese a maggioranza musulmana, ci preoccupa che esistano attualmente movimenti che cancellano ogni riferimento a Dio come Padre e a Gesù Cristo come Figlio di Dio nelle Sacre Scritture in lingua locale” ha scitto Moko Chen Liang, segretario generale della Gereja Presbyterian Malaysia ai colleghi statunitensi. L’Alliance delle Chiese protestanti turche rappresenta la maggio parte delle confessioni evangeliche del Paese. Nel 2011 ha pubblicato un “Rapporto sulle violazioni dei diritti dei cristiani in Turchia”. I cristiani sono una minima minoranza dei 72 milioni di abitanti. Il timore è che le false traduzioni possano, alimentando malintesi e false interpretazioni, dare nutrimento alla cristiano fobia presente nel mondo islamico.

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