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III Domenica Tempo Ordinario – Anno A

 

*Cafarnao_00

Cafarnao, villaggio sulle sponde del Lago di Galilea, sulla “Via del Mare”.

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Venne a Cafàrnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa (Mt 4, 12-23)

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Omelia del giorno 2020 (9 min)

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Riflessioni precedenti:

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Riflessione breve 2017 (10 min)

 

Catechesi audio 2017 (19 min)

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INTRODUZIONE

Sembra strano che Gesù compia delle azioni per fare in modo che corrispondano a quanto le Scritture annunciavano del Messia. Un non credente potrebbe obiettare che una profezia si compie non perché una persona fa una cosa perché così è scritta nelle Scritture. Così sembrerebbe facile. … Una prima risposta è proprio questa: quelli di Gesù sono GESTI DI RIVELAZIONE. Gesù non ha bisogno di fare cose per far coincidere quanto detto nella Scrittura con le vicende della sua vita. Nel farle Egli compie, al pari di quanto fa con la sua predicazione, una RIVELAZIONE. Fa proclamare alle Scritture che nella sua persona si compiono le profezie, e nell’adempiere lui stesso le Scritture, in questo caso stabilendo la sua residenza a Cafarnao, Egli manifesta ad Israele che il Messia di cui parla quel testo specifico, scritto secoli prima, è proprio lui.

Dove si stabilisce Gesù?

  • sulla via del mare. Il Lago di Galilea non era un mare, ma era chiamato mare dai locali. Il lago è uno spazio di acqua chiuso da ogni suo lato dalla terra, spesso da colline o montagne. Il mare rappresenta un orizzonte aperto. Il punto in cui si incontrano la terra e il mare si chiama battigia; si tratta del punto di incontro di due spazi senza misura, o meglio, distese di spazio che sfuggono alla misura dell’occhio umano, contrariamente al lago. Dunque, Gesù si stabilisce in un villaggio sulle rive di quello che è considerato un mare, come ad indicare che il suo orizzonte non rimarrà chiuso dentro gli angusti confini del piccolo Stato ebraico e del suo nazionalismo asfissiante, ma getterà lo sguardo altrove, oltre ogni confine, oltre il confine della battigia dove il mare tocca la terra e si proietterà verso l’orizzonte infinito. verso Alessandria, Antiochia, Roma, Johannesberg, Los Angeles, Buenos Aires, Kinshasa, Sidney. E Gesù Di nazareth diventerà Gesù del Mondo intero, di qualunque città dove vi saranno discepoli che lo accoglieranno.

Gesù è colui che scende nelle profondità delle periferie dell’umano e le abita, per mezzo del suo Spirito.

E’ Colui del quale l’evangelista Giovanni disse: Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi, cioè: Dio ha scelto di abbandonare la gloria della sua dimora nei cieli per sporcarsi della terra e del fango che ricoprono i corpi dei poveri e derelitti della terra e si è fatto uno di loro, uno di noi.

La lieta notizia della nostra vita è che Dio sceglie di amare ciò che l’umanità più ricca e benestante disprezza. Non solo l’ama, ma lo assume su di Sé e diviene una sola cosa con ciò che assume. Diviene povero con il povero, affamato con l’affamato, abbandonato con l’abbandonato, tradito con il tradito.

Tutti noi portiamo nel cuore un peccato, una fragilità, una ragione per cui Gesù ha scelto di farsi carne, uno di noi.

La chiamata dei discepoli avviene mentre Gesù camminava “lungo le rive del mare di Galilea”. In altre parole, lungo la battigia, sul punto esatto dove si incontrano due mondi, quello della terraferma, simbolo della stabilità e delle sicurezze acquisite e quello del mare, col suo orizzonte infinito, simbolo dell’orizzonte di Dio, dello spazio e del tempo che sono di Dio, ma anche delle mille incognite e dell’incerto. Verso questi nuovi orizzonti Gesù sta guardando e prima di partire Egli costeggia per un po’ la linea di confine, dove si trovano già due gruppi di due pescatori. Pietro e Andrea e Giacomo e Giovanni. Due coppie di fratelli, tutti pescatori. Ciascun gruppo di fratelli per conto loro. Non sono ancora un unico gruppo. Ognuno è pescatore per i fatti propri. ma tutti e quattro vengono trovati da Gesù sulla riva, cioè sulla battigia, sullo stesso punto di incontro tra terra e mare, tra stabilità e incognite, tra confini certi e orizzonti aperti. Dovevano essere già delle persone in ricerca, con delle profonde inquietudini nel cuore e molte domande sulle labbra. Così, quando Gesù passa e li chiama, il loro cuore è già pronto a lasciare le reti della pesca e ad abbracciare le nuove reti di una forma nuova di pesca. Quella degli uomini. E così, i primi discepoli si lasciano coinvolgere nella passione di Gesù verso il mondo, si lasciano guidare lo sguardo oltre i confini di una fede individualistica e già contemplano la possibile missione verso i pagani, verso terre lontane…

Noi siamo quei pescatori di uomini, oggi, nel mare del XXI secolo. La “via del mare” dove Gesù cammina per rinnovare la sua chiamata verso di noi è lo spazio della nostra esistenza e di tutti i luoghi che noi abitiamo e frequentiamo. Non possiamo scegliere quali evangelizzare e quali no. Non possiamo scegliere quali persone risponderanno alla chiamata e quali no, perché questi corrispondono a criteri di maggiore arrendevolezza mentre gli altri no. Questo è peccare contro lo Spirito di Dio, a cui sta il primato nell’azione evangelizzatrice e non a noi uomini.

(… continua nell’audio-riflessione)

Buon ascolto.

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NOTA SU CAFARNAO (PER L’IMMAGINE IN ALTO) 

Nell’immagine: Cafarnao, come si presenta attualmente, vista dal lago di Tiberiade

Cafarnao al Tempo di Gesù:

Mt 9,1 chiama Cafarnao “la sua propria città”.

Le rovine di Cafarnao coprono circa 6 ettari (300×200 mt). In epoca ellenistica Cafarnao poteva avere 1500 abitanti; all’epoca di Gesù forse qualcosa di meno. L’insula 2 contiene circa 15 “appartamenti”, capaci di ospitare non più di un centinaio di persone.

Cafarnao era importante per tre motivi:

– città di frontiera, sulla via del mare verso Damasco (pietra miliare) e centro di commercio: per questo Cafarnao era sede di una piccola guarnigione romana comandata da un centurione (Mt 8,5-13), in buoni rapporti con la popolazione;

– città di pescatori ma anche di agricoltori (come comprovano i ritrovati pressoi, mortai, macine);

– città di artigiani (vetrai). La città era sviluppata soprattutto lungo le rive del lago e piuttosto ristretta verso l’interno; a 200 m circa oltre la sinagoga, si trovava la zona cimiteriale. Le singole case erano raggruppate ad insulae ben delimitate e isolate fra loro come a formare gruppi per parentela, come piccoli quartieri. Ciò suggerisce l’idea che le famiglie dello stesso clan vivessero in forma comunitaria; in ogni cortile erano presenti uno o più focolari e le porte, in genere, non erano munite di battenti. Non compaiono tracce né di cisterne per l’acqua (veniva usata quella del lago) né di sili per granaglie.

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