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III domenica di Pasqua – anno C

*Gv 21 Pesca e dialogo con Pietro_01

Che cosa ci abbiamo guadagnato noi, con le nostre vite ripetitive e tristi,

dal fatto che Cristo è risorto?

Un Gruppo di discepoli spento e senza slancio. Eppure Gesù è risorto ed è apparso loro due volte. Una pesca miracolosa che cambierà il loro destino. C’è pane e cibo per tutti, per tutte le nazioni, dunque bisogna andare e annunciare. Il cammino interiore di Pietro fino alla consegna totale della sua vita a Gesù? (Gv 21, 1-19)

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Ascolta il Vangelo:

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Omelia del giorno 2019 (10 min):

 

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Catechesi audio 2016 (21 min): 

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INTRODUZIONE

Gesù è risorto da giorni. I discepoli lo hanno già visto apparire due volte. Lo hanno anche adorato. E non hanno più dubbi se Egli sia vivo o no. Eppure faticano a capire cosa la sua risurrezione significa per la loro vita. Il clima del racconto lascia intravedere una vena di mestizia. Non c’è alcun entusiasmo in questi discepoli. Come se vivessero senza un futuro. E senza un futuro, non hanno neanche passione per il loro presente. Pietro dice “io vado a pescare” come se stesse, in realtà, dicendo, “mi sono annoiato a stare qui a non fare niente. vado a pescare, almeno mi tolgo questa noia dalla testa”. Ma la sua pesca è andata a male. Sembra di vedere tanti cristiani del nostro tempo che adorano il Risorto, lo invocano, lo pregano, ma sono senza passione. La fede non li accende.

Uno sconosciuto sulla riva invita a gettare la rete a destra… a largo. I pescatori obbediscono. Le reti quasi si spezzano. Centocinquantatre grossi pesci, un numero che simboleggiava le nazioni che si credeva esistessero al mondo a quel tempo. Hanno capito. I pesci sono le nazioni. A riva lo sconosciuto li aspetta. Solo Pietro si è gettato in mare per andargli incontro. L’uomo ha preparato loro un fuoco, della brace, del pane. Una mensa, insomma. Li invita a mangiare con lui. I pescatori ora sanno con certezza che è Gesù quell’uomo sconosciuto nella notte. E’ apparso per la terza volta. L’ultima. Da ora in poi Gesù lo si incontrerà nella comunità che si raduna per accendere il fuoco della fede (la brace) e della fraternità umana, per spezzare il pane insieme e condividere la mensa dell’Eucaristia (il pane consacrato nel quale Cristo è presente realmente) e nel popolo che salperà i mari per gettare le reti a largo per raccogliere, per il Regno di Dio, nuovi figli e nuovi popoli, mediante l’annuncio del vangelo.

In questo contesto avviene il dialogo tra Gesù e Simone, Figlio di Giovanni. Questo è un racconto di ri-fondazione per un nuovo inizio. Un nuovo inizio per Pietro. Prima viene narrata la scena della pesca miracolosa, un evento che segnò l’inizio della PRIMA sequela di Simon Pietro presso Gesù. E’ una sequela segnata dai profondi limiti umani di Pietro, ma anche dai grandi slanci di amore, che però devono essere purificati… devono maturare in un amore teologale vero (Pietro si lancia sulle acque verso Gesù, ma poi affonda; Pietro afferma Gesù come figlio di Dio, ma poi ostacola il piano di Dio; Pietro dice che darà la vita perché Gesù non muoia, ma poi nega tre volte di conoscerlo).

L’amore di Pietro è sincero, autentico, ma instabile, fragile, insicuro. L’essere presso Gesù non gli è sufficiente. La sua fede è ancora debole. E’ l’immagine dell’uomo del nostro tempo! Ed è anche l’immagine del cristiano… e di una parte molto ampia della Chiesa del nostro tempo!

Pietro impara come si transita da un amore possessivo (“Signore, non permetterò mai che tu venga ucciso”!), un amore in funzione del consolidamento delle sue sicurezze, anche se sincero, a un amore oblativo. Le tre domande sono messe in accostamento ai tre rinnegamenti. Ma non nel senso della riparazione. I tre rinnegamenti sono l’emergere, nell’ora della prova, delle paure più primordiali – e spesso violente – che albergano nelle profondità dell’uomo e che, se non sono guarite dalla potenza della fede, possono prendere possesso di lui. Solo la fede può vincere quelle forme di paura, che sono le più ancestrali (paura di morire, paura dell’abbandono e della solitudine, paura di vivere senza una meta o un senso, paura del dolore).

La paura che mosse Pietro a rinnegare Gesù era quella di morire, quella stessa notte, con Gesù. Egli teme per la sua vita. La sua paura è dunque una delle più primordiali. Ma lo è anche perché teme cosa sarà della sua vita senza il Maestro da questo momento in poi, anche se non dovesse morire in quella notte. C’, quindi, la paura dell’abbandono. Pietro ostenta un carattere forte, ma rivela la debolezza della condizione umana.

Il fatto che Gesù gli chieda tre volte se lo ama, pur essendo in stretta relazione con i tre rinnegamenti, per i motivi che abbiamo detto, lo è soprattutto perché nella progressione delle domande vi è simboleggiato un itinerario progressivo, un pellegrinaggio interiore, un processo interiore di purificazione e guarigione da quelle paure, e che può avvenire solo se egli accetta di “espropriarsi” di se stesso, di rinunciare al possesso su di sé e di consegnarsi a Gesù. Ogni volta che Simone di Giovanni risponde “Si, ti amo”, avviene un avanzamento nella gradualità di quel processo di espropriazione di sé e di consegna totale di a Gesù.

E’ da notare il riferimento al nome. Gesù, chiamando Pietro col suo nome originario, lo vuole riportare alle origini di tutto, per rifondare la sua sequela, ma soprattutto, per rifondare sulle basi dell’Amore e dell’abbandono totale a lui, e non più sulla certezza di contare sulla forza del suo carattere, la sua appartenenza a Cristo.

L’essere “Kephas”, Roccia, di Pietro, sarà fondato sul più grande atto di Amore: l’abbandono totale a Cristo e il servizio al gregge del Signore.

L’amore che Gesù gli chiede non è il sentimento del cuore (“Provi amore per me”?) ma piuttosto la disponibilità all’Amore totale, quello vero, quello che trae la sua forza e origine in Dio, quello oblativo, quello che comporta e determina il decentramento da se stessi e la proiezione di sé oltre se stessi, verso Dio, verso il mondo, quel mondo che è oggetto dell’amore salvifico di Dio.

 

(continua nell’audio-riflessione)

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