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II DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO B

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La trasfigurazione di Gesù

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Abramo, non uccidere tuo figlio. Oggi tu hai visto che non sono un Dio che chiede sangue ma un Dio ti ti ama e si prende cura di te. (Cfr Gen 22,1-2.9.10-13.15-18)

“Questi è il Figlio mio, l’amato” (Mc 9.2-10)

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In mezzo al pullulare di divinità che esigevano il sacrificio umano del primogenito, Abramo si arrende e si appresta a soddisfare la stessa richiesta di Dio, rinunciando alla discendenza che gli era stata promess, finché Dio stesso non fermerà la sua mano. Dio ricorderà la fedeltà di Abramo, pronto a sacrificare suo figlio Isacco ma più ancora Dio vuole rivelare ad Abramo di essere un Dio diverso dagli idoli della terra di Cannan. Un Dio unico. Un Dio che è Padre, che ama i suoi figli e si prende cura di loro. Non un Dio sanguinario. Abramo impara a vedere Dio oltre gli schemi del paganesimo del mondo. Allo stesso modo, i discepoli che assistono alla trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor sono invitati a vedere oltre i loro schemi e aspettative per conoscere Gesù per quello che realmente è. Il cristiano è colui che guarda oltre la materialità delle cose, per cogliere i segni della presenza invisibile di Dio, il quale conduce la storia ad una meta di pace, passando, però, attraverso la croce del Figlio.

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Monte Tabor, luogo della trasfigurazione

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Ascolta il vangelo:

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Omelia della Messa del giorno 2018 (9 min):

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Catechesi audio 2015 (L’audio riflessione è un ritiro a una comunità parrocchiale per l’inizio della quaresima. Dura 40 minuti circa)

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Il sacrificio di Isacco

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INTRODUZIONE

Il cammino della vita è fatto di ricerca. Questo è ciò che accomuna tutti gli esseri umani.

Nel percorso individuale di ognuno c’è la ricerca del senso della propria vita. È per questo che, lungo il cammino, scegliamo questa facoltà universitaria anziché un’altra, questo mestiere anziché un altro, questa donna o questo uomo anziché un altro.

Certo, le scelte che facciamo possono poi svelarci di aver intrapreso strade di sofferenza anziché di gioia, ma resta il fatto che in ogni scelta che facciamo noi stiamo cercando noi stessi. Cerchiamo quell’elemento, quel fattore, quel qualcuno che dia il tocco finale a tutto ciò che desideriamo essere. E noi altro non desideriamo che di compierci, realizzarci come esseri umani.

Abbiamo bisogno di sapere che, quando ce ne saremo andati da questo mondo, la nostra vita non sarà stata inutile, che non abbiamo vissuto invano, che abbiamo avuto un senso, che la sofferenza sopportata è servita a qualcosa, è stata, in qualche modo, feconda.

Quanto detto vale per ogni essere umano.

Per l’uomo e la donna di fede le cose non sono diverse ma tutto si illumina di una luce nuova. La vita non è resa più facile dall’aver fede, ma lungo il cammino di una esistenza vissuta nella fede noi sviluppiamo uno “sguardo” su cose invisibili all’occhio umano. Impariamo a capire che la nostra ricerca di realizzazione è profondamente innestata nel cammino che Gesù di Nazaret compì, dalla sua nascita a Betlemme fino alla sua morte in croce, per poi giungere alla risurrezione finale.

Noi cerchiamo, ci affatichiamo, a volte ci aggrovigliamo nei lacci della vita, e nel tentativo di migliorare le cose, abbiamo la sensazione di essere come un insetto catturato nella tela di un ragno. Più ci agitiamo per liberarci, più ci troviamo aggrovigliati e imprigionati.

Per molti il cammino della vita è fatto di sogni incompiuti, di fallimenti, oppure di forme di emarginazione che hanno impedito loro perfino di sognare.

Nel Vangelo di oggi, che narra la trasfigurazione di Gesù, vediamo come Egli entra nella storia di ogni persona, penetra profondamente dentro la tela del ragno nella quale ci siamo aggrovigliati e dentro la quale siamo rimasti prigionieri, e ci rivela il grandioso disegno dell’amore di Dio, che passa attraverso di Lui.

La voce che tuona dal cielo dirà che Egli, Gesù, è l’Amato. L’Amato del Padre. È una voce che ci invita a farlo entrare nella nostra vita come l’Amato, al di sopra di ogni altra cosa, e senza togliere nulla all’amore verso le persone che fanno parte della nostra vita.

(continua nell’audio-riflessione)

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