00 - Evangeliario

II Domenica di Avvento – Anno A

Battista

 

AUDIO-RIFLESSIONE SUL VANGELO DELLA II DOMENICA DEL TEMPO DI AVVENTO – ANNO A

Convertitevi il regno dei cieli è vicino (Mt 3,11-12)

 

“5 minuti col Vangelo” (7 min 59 sec): 

 

Audio-riflessione sul Vangelo (22 min 51 sec): 

 

Clicca qui per ascoltare la proclamazione del vangelo: 

 

INTRODUZIONE

Il tempo in cui visse Gesù, per diversi aspetti, può considerarsi simile al nostro.

Il mondo greco-romano stava vivendo una profonda trasformazione. I popoli venivano conquistati uno dopo l’altro, sottomessi, depredati, ridotti a province di un lontano imperatore… e questo imperatore è fatto adorare come una divinità, ma nessuno lo conosce.

Cresce, nel profondo della coscienza di questi popoli, un senso di angoscia, di rassegnazione, ma allo stesso tempo di attesa, misto a disperazione. Israele è uno di questi popoli. La sua esperienza è ancora più particolare. I profeti, già da secoli avevano preannunciato l’arrivo di un Messia. Ma non vi è alcun cenno della sua presenza, né che stia arrivando.

Un grido sale dal cuore del popolo: “Quando, Signore, manterrai la tua promessa? Fino a quando dovremmo sopportare ancora violenza su violenza?” E cresce il senso dell’attesa. La storia del popolo diventa come un grande tempo di Avvento… la grande attesa della venuta del Messia promesso da Dio per bocca dei profeti.

Qualcosa di simile avviene al nostro tempo. Avvertiamo che un certo mondo è tramontato per sempre. Abbiamo la sensazione che quel mondo non tornerà… mai più. E’ come se avesse terminato un suo ciclo. Ne sentiamo la crisi irreversibile, cerchiamo di risuscitarlo ma nulla sembra funzionare. Sentiamo che il mondo in cui viviamo è come una donna incinta che grida per le doglie del parto, nel tentativo di dare alla luce un nuovo mondo, una nuova umanità, ma avvertiamo, allo stesso tempo, che, per l’egoismo umano, questo mondo non ha assistenza e minaccia di abortire e rischia essa stessa di morire di parto. E’ una sensazione che a molti può sembrare fatalista, è la realtà della storia del mondo contemporaneo.

Figura centrale di questa domenica è Giovanni il Battista. E’ un uomo che colpisce, affascina e provoca le coscienze degli uomini e donne del suo tempo. Anche i ricchi e i potenti sono scossi dalla sua figura.

Giovanni predicava nel deserto. Esiste il deserto dell’anima, quello che rende l’uomo talmente inaridito al punto da accecarlo e intorpidirlo, non solo spiritualmente, ma anche fisicamente. Ma il deserto in cui vive Giovanni è un luogo di grazia. E’ un luogo che abilita allo sguardo di Dio. L’esperienza spirituale di questo tipo di deserto purifica l’anima e la rigenera, perché la disintossica dalla mondanità spirituale, ossia da tutto ciò che provoca quella che possiamo definire obesità dell’anima. Nel deserto si vive di essenziale. La vita si riduce alle cose più importanti. Mente e cuore si svuotano degli eccessi della della società del benessere e lo sguardo diventa nuovamente capace di scorgere il passaggio di Dio.

In questo deserto Giovanni predicava. Da questo luogo egli faceva risuonare la sua voce, attirava le folle. Egli attirava le folle verso la sua parola. Una parola divenuta potente perché purificata e rinvigorita dalla prova del deserto. E attirava le folle verso la stessa esperienza del deserto, perché anche loro potessero purificarsi, prima dagli eccessi del mondo, e poi nelle acque del giordano, per rendere i cuori preparati all’arrivo del Messia.

Oggi noi abbiamo un grande bisogno di fare esperienze di questo tipo: di riscoperta della potenza spirituale del battesimo e di momenti prolungati di deserto, dove stacchiamo la spina a tutto, e ci immergiamo nel nostro Profondo, per fare esperienza di incontro e di discoperta di noi stessi e di Dio.

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Giovanni annuncia che il Regno dei cieli è vicino. Questa vicinanza vuol dire che un certo tipo di mondo” è finito per sempre. Il fatto che sia finito significa che è giunto alla sua pienezza. Cristo è la pienezza dei tempi di quel mondo che tramonta tra i gemiti e il vuoto interiore. Cristo è il Regno che è giunto. E’ il Messia. E’ la fine dell’attesa e di un intero mondo fondato sull’invocazione e sull’attesa, ma senza sapere se e quando l’invocazione sarebbe stata mai accolta.

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Quale conversione ci chiede il vangelo in questa II domenica d’Avvento? ….

Buon ascolto.

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