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II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

*Nozze di Cana

Le nozze di Cana. Gesù, commensale dell’umanità, si manifesta  al mondo come la lieta notizia del vino nuovo, ossia la sorgente della vera gioia di un’umanità in crisi e che cerca la vera gioia”   (Gv 2,1-11)

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Ascolta il Vangelo:

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Vangelo del giorno 2018 ():

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Catechesi audio 2016 (18 min): 

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INTRODUZIONE

Nozze a Cana. Gesù e i suoi discepoli sono invitati. Degli sposi non si conosce nemmeno il nome. Di loro non si parla. Sembra quasi più importante il contesto: la festa, i gesti di circostanza, i ruoli delle persone importanti (il maestro di tavola, anche lui senza nome, ma chiamato l’autorevolezza del suo titolo!), far girare il vino a tavola e far girare l’allegria. Il vino è segno di onore di chi ospita. La sua abbondanza fa onore al padrone e agli ospiti. E’ segno di importanza. Dentro questo quadro, che sembra tutto racchiuso dentro le trame di copioni sociali pre-stabiliti vi è, però, una grande voglia di gioia e di relazione. Si va alle feste per stare insieme, per provare gioia, divertirsi, godere dell’amicizia. In un mondo dove le consuetudini sociali contavano tutto e le rigide gerarchie sociali stabilivano chi stava dentro e chi fuori, qualcosa va storto. Viene a mancare il vino. L’elemento che, per eccellenza, simboleggiava l’onore della tavola e dell’ospitalità. E in un colpo la festa è finita. La vergogna assale ospitati e ospitanti. Non è come se qualcuno avesse dimenticato di comprare la Coca Cola. Qui i codici sociali valgono tutto. Anche il disonore. E nella festa finita ne disonore si fa avanti una voce, quella di una donna, Maria, la Madre di Gesù. Proprio una donna, che non godeva del diritto di parola nelle assemblee pubbliche, perché non era un uomo. Si fa avanti e si colloca accanto a Gesù. E compie un gesto straordinario con più significati: spinge il Figlio a inaugurare in anticipo la sua ora, cogliendo la situazione del disonore avvenuto come occasione di rivelarsi; rassicura i discepoli incerti sull’identità di Gesù, perché non si è ancora manifestato nella potenza e sta sollevando dubbi se possa essere veramente lui il Messia; interviene per ristabilire la gioia e l’allegria ad una festa finita nella vergogna. E così Maria ottiene il miracolo. Non tanto la trasformazione dell’acqua in vino, che Gesù compie come primo gesto straordinario della sua vita pubblica, quanto il miracolo della rivelazione che ne consegue: come l’acqua è stata trasformata in vino così, davanti a un mondo a cui è finita la gioia di esistere e di sperare, Gesù si rivela il vino nuovo che è sorgente di gioia ed è la Gioia in se stessa. Gesù a Cana  si manifesta al mondo come la Lieta Notizia offerta dal Padre al mondo. E i discepoli di ieri e di oggi sono chiamati a imitare i gesti di Maria: pregare Gesù perché affretti i tempi della sua seconda venuta per dare compimento al Regno; rassicurare i cuori affranti di chi non ha più una fede salda; dirigere al mondo intristito e senza gioia una parola di speranza certa e sicura: a chi cerca la gioia è data la possibilità di trovarla per sempre in Gesù di Nazaret. Ai discepoli di oggi è chiesto di cooperare all’opera di Gesù che continua a trasformare l’acqua della penitenza di chi attende in vino dell’allegria di chi gioisce per la promessa compiuta. E allo stesso tempo essere quel Cristo, oggi, che, con la testimonianza dell’amore, nella potenza dello Spirito Santo, trasforma l’acqua in vino… ed essere quel vino per il mondo.

(continua nell’audio-riflessione)

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