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I DOMENICA D’AVVENTO – ANNO B

 Una promessa: Egli verrà.

Un monito. Vegliate. Fatevi trovare pronti 

(Mc 13,33-37)

vegliate

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L’Avvento è tempo di attesa vigilante e laboriosa della venuta di Dio. Essa è particolarmente nostalgia struggente e desiderio della sua visita. Il monito a un mondo che ha smesso di attendere perché ha perso la nostalgia e il desiderio e si è assopito tra la frenesia di una società dell’iper-consumo (beati quelli che acquistano) e la rassegnazione e e la perdita della speranza.

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Ascolta il Vangelo: 

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Omelia del giorno 2017 (11 minuti):

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Catechesi audio 2014 (22 min): 

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INTRODUZIONE

Oggi iniziamo un nuovo tempo liturgico: il tempo di avvento. L’avvento è il tempo di attesa per eccellenza. Anche il periodo dell’anno caratterizzato dal maggiore entusiasmo per la vita. Man mano che le settimane passano e si entra negli ultimi giorni di preparazione al Natale si è presi da una sorta di frenesia della vita: si sente un improvviso il bisogno di calore umano e di riallacciare relazioni che nel tempo si sono allentate. Si sente il bisogno di stare insieme, di giocare e di ridere.

È un tempo che permette all’anima di scaricare, anche se momentaneamente, almeno alcune angosce della vita. Per molte persone, la cui vita è attraversata da grandi dolori, è difficile scaricare l’angoscia. Ma anche per essi l’avvento costituisce un tempo quasi magico, capace di proiettare il nostro sguardo oltre le cose della vita, verso una speranza che a volte non sappiamo descrivere, ma che ci attira verso di sé.

Tutto il tempo di avvento è orientato al mistero del Natale. Non a giorno di Natale. Non al 25 dicembre ma al grande significato e il Natale rappresenta per la vita.

È vero che il tempo di avvento e di Natale è dominato quasi interamente da una follia consumistica. I negozi hanno bisogno di fare il maggior fatturato possibile proprio in questo periodo per colmare i periodi di vuoto in altri tempi dell’anno. E quasi triste che la logica del commercio debba impossessarsi di questo tempo così straordinario, che per farlo, si serve di tutti i simboli del Natale religioso ma anche di quelli pagani.

Così, accanto al presepe appaiono altre figure ormai identificate con il tempo natalizio ma che non hanno a che fare con il suo significato. Saremo invasi, durante queste settimane, dà pubblicità che arriveranno a bombardare i nostri sensi da ogni direzione: dalla tv, dai mega cartelloni, dal luccichio delle luci che addobbano le vetrine dei negozi… Sempre con l’immancabile figura della ragazza seminuda vestita col cappello da babbo Natale.

Così, anche alla luce della società consumistica nella quale viviamo, l’avvento e vissuto come un tempo di attesa. La frenesia degli acquisti svela un’inquietudine del cuore che nasce dalla mancanza della vera gioia e della pace. Sentiamo il bisogno di riempire i carrelli della spesa di regali materiali per i propri familiari amici. È vero che il regalo rappresenta un gesto di vicinanza, a volte di affetto… Qualcosa di cui tutti abbiamo bisogno. Quello che ci fa male, piuttosto, e la quasi incapacità di reagire a questa forza superiore che mira a inglobarci tutti dentro la convinzione che il Natale è soltanto comprare panettoni e fare regali.

Viviamo un tempo della scomparsa di Dio dai cuori di molti. Anche di molti battezzati. L’avvento e il tempo per riscoprire il vero significato dell’attesa.

Lo vediamo nel Vangelo di oggi.

(continua nell’audio-riflessione)

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