Fratel Biagio Conte quel giorno a Brolo. Un bambino mi disse: “Somiglia a Gesù”.

Anno 2016. Era in viaggio per Roma, per incontrare il Papa. Lungo tutto il suo pellegrinaggio arricchì la vita di chi lo incontrava.

Io ero impegnato fuori dalla parrocchia. Una telefonata del sindaco, Irene Ricciardello, mi avvisava che Biagio Conte era alle porte di Brolo e mi invitava a raggiungerlo insieme a lei, e fare con lui il tratto di strada attraverso la nostra cittadina.

Non fu possibile per me. Fu tutto così improvviso. Il sindaco gli andò incontro e lo raggiunse alla rotonda del centro commerciale. Io riuscì a raggiungerlo quando era già arrivato alla Chiesa e cercava il parroco.

Arrivato in chiesa, trovai una piccola folla e genitori che tenevano sulle spalle i loro bambini per fargli vedere l’uomo di Dio.

Non dette nessuna benedizione, un laico non ha questa facoltà ma ovunque passò, ebbe una parola e una carezza per tutti. Si inginocchiava davanti a tutti i sacerdoti che incontrava lungo la strada chiedendo la benedizione.

Non ho vissuto quel gesto come un privilegio personale. Quel giorno ci sentìmmo tutti piccoli. Compreso me. Mi sentivo piuttosto, in quanto sacerdote, parte di quella grande chiesa che, con tutti i suoi limiti e fragilità, avvolgeva col suo abbraccio il pellegrino missionario diretto a Roma.

Un bambino volle venire in braccio a me e mi disse: “Somiglia a Gesù”. È proprio vero che dalla bocca dei bambini viene la verità. Quella frase è così innocente mi scosse molto. Era vero. Quell’uomo somigliava a Gesù in ogni senso.

Quel giorno ci sentimmo più piccoli, più uniti.

Lascio alle foto il compito di raccontare le emozioni e la bellezza di un incontro.

don Enzo Caruso

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