ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE (XXIV DOM T.O. – A)

AUDIO-RIFLESSIONE SUL VANGELO DELLA ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE (XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A)

Croce

Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. (Gv 3,13-17)

Quando parliamo della croce, parliamo del mistero più grande della nostra vita. Il mistero della nostra salvezza. Per comprendere la croce occorre convertire il nostro cuore. Occorre “aggiustare” lo sguardo all’intensità di una luce che può abbagliare, che sembra troppo forte, ma senza della quale vivremmo sempre dentro una notte oscura eterna. 

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Clicca qui per ascoltare l’audio-riflessione: http://www.enzocaruso.net/site/wp-content/uploads/2014/08/TO-DOM-24-A-Esaltazione-della-Santa-Croce-Gv-313-17.mp3

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Se non hai ascoltato ancora la proclamazione del vangelo, clicca qui: http://www.lachiesa.it/bibbia/cei1974/mp3/Gv-3.14.mp3

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INTRODUZIONE

Nella maggior parte dei battezzati del nostro tempo, il senso della fede e di appartenenza alla Comunità ecclesiale si è sciolto come sale nell’acqua. E’ scomparso.

Molti non fanno più riferimento alla fede per orientarsi nelle scelte della vita, per trovare la strada tra bene e male. Molti non vi fanno più riferimento e basta. Altri vi fanno riferimento solo quando hanno bisogno.

Comunque sia, noi crediamo che nel cuore di ogni persona alberga qualcosa della fede. Come il sale sciolto in quel bicchiere d’acqua, è scomparso alla vista, ma è sempre presente nell’acqua.

A volte chi non crede più, oppure chi ha dubbi di fede, cammina nella vita come se fosse una notte permanente, ma una notte illuminata da molte stelle e dal chiarore della luna. Molti camminano in questa sorta di buio, ma un buio in cui il chiarore è sufficiente ad aiutarli a compiere alcuni passi.

Quando ha luogo il dialogo riportato nel vangelo di oggi, Nicodemo è andato da Gesù di notte. Forse per paura di essere visto dai giudei, essendo lui uno dei capi del popolo. E quella notte simboleggia la notte dell’anima di cui appena accennavamo.

In questa notte l’uomo vaga in cerca di Dio… o di un Dio… o di qualcosa che gli somigli. Cerca di parlare con Lui, di invocarlo. Cerca di balbettare qualche parola, sperando che vi sia un Dio che ascolti… sperando che non sia solo il vuoto della notte ad inghiottire quelle parole spezzate.

Nicodemo è da Gesù e stanno parlando di notte. Nicodemo ha trovato chi ascolti le sue parole, ma, essendo dentro una notte spirituale, non le comprende.

A volte può capitare che chi cammina nella notte cercando Dio senta qualcosa che possa sembrare un segno della sua presenza, attraverso la natura, oppure una voce che sale dalla coscienza, ma la notte impedisce di fare chiarezza. Ci vuole una luce. La luce del giorno. Qualcuno che aiuti a capire, a interpretare, a fare ordine nel disordine.

Gesù offre questa luce a Nicodemo. E’ molto diversa da quella che si aspetta. Nicodemo è tormentato perché non sa se credere che Gesù sia il Figlio di Dio oppure, come i suoi colleghi, considerarlo un ciarlatano. Nicodemo si è lasciato guidare fin qui da quella debole luce della notte, fino ai piedi di Gesù, e ora riceve la luce sul mistero di Dio.

E il passaggio dalla notte al giorno è forte, tanto che Nicodemo ne resta abbagliato.

Il motivo dell’abbaglio? Gesù gli ha appena detto che il Figlio di Dio dovrà morire su una croce. Il motivo dell’abbaglio è la croce. Nessuno di noi si aspetterebbe che Dio scelga di salvare l’umanità usando una croce e farsi inchiodare sopra.

E così continua il nostro pellegrinaggio tra oscurità e luce. Dobbiamo abituarci alla nuova luce. Dobbiamo abituarci alla croce e a quello che rappresenta per l’umanità.

Il motivo di questa riflessione è la festa dell’Esaltazione della Santa Croce.

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