Egitto, opposizione cristiana contro la deriva integralista

L’agenzia Adista ricostruisce in modo approfondito il ruolo delle chiese nei confronti della svolta autoritaria egiziana

Luca Rolandi – Vatican Insider 3/12/2012

Roma

L’accellerazione del presidente Mohamed Morsi verso un sistema islamico e antidemocratico ha allarmato i cristiani d’Egitto. I copti soprattutto e le altre minoranze sono in azione diretta e diplomatica. Piazza Tahrir è tornata a riempirsi e la consistente minoranza cristiana d’Egitto (il 10% della popolazione) si è da subito opposta al colpo di mano tramite le dichiarazioni, in alcuni casi molto dure, di alcuni suoi autorevoli rappresentanti, ricostruisce l’agenzia Adista.

Il colpo di mano dei Fratelli Musulmani, tuttavia, ha determinato una decisa reazione da parte di quei settori della società egiziana che non rinunciano all’idea di costruire un Paese laico, democratico e all’insegna della giustizia sociale. All’interno dle mondo cattolico nei giorni scorsi è saltato l’incontro fra il nuovo papa della Chiesa copta ortodossa Tawadros II e una delegazione delle Chiese cattoliche egiziane, a causa dei disordini che avrebbero potuto renderlo rischioso. L’appuntamento era stato annunciato all’agenzia Fides, nei giorni immediatamente successivi alla promulgazione dei decreti, dal vescovo di Assiut Kyrillos William, vicario patriarcale dei copti cattolici.

«Ci consulteremo e coordineremo le nostre iniziative davanti all’emergenza che sta attraversando il nostro Paese», aveva dichiarato Kyrillos – ricorda sull’Agenzia Adista – che aveva inoltre elencato le ragioni della propria apprensione: «I seguaci di Morsi sostengono che questi provvedimenti sono necessari proprio per salvaguardare il cammino della rivoluzione. Ma tutti gli altri parlano di deriva verso la dittatura e dicono che il presidente Morsi vuole diventare un nuovo faraone».

Anche padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana ha espresso i suoi timori. «L’Egitto è in grave pericolo», aveva detto lo scorso 23 novembre ad AsiaNews, «i Fratelli musulmani ormai hanno sotto di sé tutti i poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario».

Il 17 novembre scorso l’abbandono del parlamento delle componenti moderate e pluraliste, con i membri laici e cristiani incaricati i lavori dell’organismo tra i protagonisti, che avrebbero dovuto redigere la nuova Carta fondamentale del mondo egiziano, insieme alle dimissioni di Samir Marcus, intellettuale cristiano che Morsi aveva chiamato a far parte del suo ufficio di presidenza, ha complicato ulteriormente lo scenario. Defezioni che hanno agevolato la solta integralista con la «messa in esecuzione un piano preciso per trasformare l’Egitto in uno Stato islamico basato sulla sharia».

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