evangeliario

DOMENICA DELLA SANTA FAMIGLIA 2017

jesusesimeao 

Il bambino cresceva, pieno di sapienza (Lc 2,22-40)

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Nel Primo testamento agli ebrei era proibito pronunciare il nome santo di Dio, rivelato a Mosè. Usavano parole alternative, potenti, così da esprimere la grandezza di Dio: l’Altissimo, l’Eterno, il Santo. E quando lo chiamavano “il Santo” si coprivano il volto, per ricordare il gesto di Mosè davanti al roveto. Gesù completa la rivelazione del nome di Dio, consegnandoci una sola preghiera che inizia con “Padre Nostro”. Egli è sempre l’Eterno, l’Altissimo e il Santo, ma con la nascita del di Gesù Dio si è fatto il Prossimo, il Dio-con-noi. Ma in uno slancio del cuore che porta ancora più in profondità, prima di lasciare questo mondo, Gesù chiamerà il Padre col nome “papà” (abbà). E’ questo il nome con cui ogni figlio chiama realmente suo padre.

Nella festa della Santa Famiglia, con lo sguardo ancora dentro la grotta, contempliamo Gesù, sua madre e Giuseppe. Vediamo il piccolo Gesù nato in un mondo privo di tutto, mentre in realtà, possiede l’unica cosa che un bambino desidera: una famiglia. La famiglia è protezione, sicurezza, calore, accoglienza della vita, fiducia, relazione e tante altre cose. La famiglia è custode delle mille memorie e della memoria. E’ nella famiglia che ogni bambino, nel pronunciare per la prima volta il nome “papà”, impara il nome di Dio. La famiglia è il luogo si fa esperienza dell’amore che porta alla conoscenza di Dio.

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Ascolta il vangelo: 

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Omelia della Messa del giorno 2017: 

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Catechesi audio sul vangelo del giorno (2014):

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INTRODUZIONE

I genitori vanno per la purificazione della madre – perché la nascita di un bambino rendeva impura la madre e quindi la donna doveva purificarsi attraverso un’offerta, e qui è l’offerta dei più poveri, di una coppia di tortore – e soprattutto per pagare il riscatto del figlio. 

Ogni primogenito maschio che nasceva, infatti, il Signore lo voleva per sé.
Se i genitori lo volevano,dovevano pagargli l’equivalente di venti giornate di lavoro, cioè cinque sicli. 

Simeone prende il bambino tra le braccia mentre i genitori volevano adempiere ad ogni cosa della legge e pronuncia una profezia che lascia sconcertati i genitori. 

Infatti di Gesù dice che sarà “gloria del suo popolo, Israele”, e questo Maria e Giuseppe lo sapevano, era il compito del Messia, del Figlio di Dio, ma,la novità,” luce per rivelarti alle genti” , cioè ai popoli pagani. 

L’amore di Dio, annunzia Simeone, è universale, non è più per un popolo – il popolo eletto -, ma è per tutta l’umanità.
Pertanto i nemici di Israele, cioè i pagani, non dovranno più essere – come essi credevano,come la tradizione presentava – essere dominati,ma accolti da fratelli. 

Qual è il significato di questa spada che trafigge l’intera vita di Maria?
La spada, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, è figura della Parola di Dio, che è efficace come una spada, dirà l’autore della lettera agli Ebrei,che “la parola di Dio è come una spada che arriva fino alle giunture e alle midolla e al punto di divisione dell’anima e dello Spirito”. 

Quindi Simeone a Maria, che raffigura il popolo di Israele, le annuncia che la parola di questo Figlio per lei sarà come una spada che la costringerà a fare delle scelte, e delle scelte molto dolorose. 

Infatti, nel prossimo episodio che l’evangelista presenterà, quello del ritrovamento di Gesù nel Tempio, 

farà sì che le prime e uniche parole che Gesù rivolgerà alla madre,saranno parole di rimprovero. 

E’ ancora lungo il cammino di Maria.
Maria dovrà comprendere che da madre del Figlio,dovrà trasformarsi in discepola. Un cammino lungo e doloroso, come una spada che trafigge l’anima. 

(Introduzione tratta da un commento di padre Alberto Maggi)

(continua nell’audio-riflessione)

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